Occhio che perdi il naso! – If the nose get lost (or you loose it)

Storie di nasi perduti e rinoplastica dei bei tempi andati

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On 29 December 1566 Tycho Brahe lost part of his nose in a sword duel against a fellow Danish nobleman. Via Wikipedia.

 

Le mutilazioni, da che mondo è mondo, sono sempre state tra i principali mezzi di coercizione, tortura, punizione e vendetta. E indovinate un po’ qual era, in passato, una delle parti del corpo più gettonate? Il naso.

Per gli antichi greci, tra l’altro, il naso era simbolo di sapienza e virilità e più uno ce l’aveva grosso più era considerato virile, se ne fa accenno pure nell’Eneide – se vi siete mai chiesti perché, invece, nelle statue greche classiche gli uomini sono sempre rappresentati con genitali di piccole dimensioni, la risposta è che, al contrario del naso, il pene di piccole dimensioni era considerato segno di logica e razionalità (classicisti tra il pubblico ne abbiamo? Correggetemi se sbaglio). Ad ogni modo, cosa capitava agli adulteri? Amputazione del naso, appunto.

Ché, per la verità, e anche in epoche successive, di solito erano più le donne a essere punite, e sfregiate: l’uomo, per vendicarsi di un adulterio o di un rifiuto, poteva ricorrere a questo tipo di amputazione, deturpando a vita la malcapitata. Era, anzi, una pratica regolamentata anche dal diritto romano (Marziale, Epigrammi II, 83; III, 85). Altrimenti, poteva capitare che fossero le donne stesse, in casi estremi, ad autoamputarsi per rendersi meno attraenti e risparmiarsi una violenza. È l’idea che ebbe, secondo i racconti, la badessa di Coldingham Priory, in Scozia, nel 870 d.c., per salvare la virtù propria e delle consorelle dall’assalto dei vichinghi. Questi pare non apprezzarono la cosa e le bruciarono insieme al monastero. E pare un destino simile capitò pure, nel nono secolo dopo Cristo, alle monache del convento di St. Cyr, a Marsiglia, le quali sperarono così di scampare all’attacco dei saraceni: la loro verginità pare si salvò, loro invece non sopravissero.

Ci sono numerose testimonianze, in epoche e civiltà passate, di punizioni giudiziarie basate sulla mutilazione di diverse parti del corpo. È riporato nel codice di Hammurabi, nei testi egizi, ma si ritrova anche dagli antichi testi Hindu e in quelli delle civilità precolombiane. In epoche successive, in Europa dal Medioevo in poi, questa pratica fu spesso bandita in modo ufficiale, anche se poi, di fatto, durante combattimenti, battaglie e prigionie capitava che qualche naso, e non solo quello, saltasse.

0392-100X.29.044.fig1Il naso by Antonio Guadagnoli from Arezzo.

An illustration from Il naso by AntonioGuadagnoli from Arezzo.
Poesie giocose di Antonio Guadagnoli, Lugano, 1839.

Nel libro Il tesoro de la vita umana, il medico alchimista Leonardo Fioravanti (1518-1588), seguace di Paracelso, descrive una serie di casi di uomini con nasi amputati in seguito a duelli e guerre, fatto a quei tempi piuttosto comune. Comune al punto che alcuni medici si “specializzarono” e misero a punto tecniche chirurgiche di “ricostruzione” nasale, delle primordiali rinoplastiche diciamo, che furono poi descritte in dettaglio e formalizzate dal medico bolognese Gaspare Tagliacozzi nel libro  Decurtorum chirurgia per insitionem (1597). D’altra parte, perse il naso durante un duello, proprio in quei tempi, anche l’astronomo Tycho Brahe (1546-1601), che divenne così famoso, tra i salotti del tempo, come “l’uomo dal naso d’oro”. Infatti, un’alternativa alla chirurgia (ché farsi operare di quei tempi non era proprio una passeggiata, tra mancanza di anestesia e pratiche ancora rudimentali…) erano le protesi: nasi finti, di solito in metallo, legno o pelle, tenuti in posizione da corde o con altri stratagemmi.

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16th Century nasal prosthesis. Reference: Parè A. Dix livres de la chirurgie. Paris: Le Royer; 1564.

Ritornando alla rinoplastica invece, il primo intervento riportato è quello descritto nel De Medicina (VII, 9) da Aulo Cornelio Celso nel primo secolo dopo Cristo, e che consiste nel semplice ricongiungimento dei lembi di pelle. Metodo invece più raffinato, e infatti tramandato per secoli, è quello “indiano”, praticato appunto dai chirurghi indiani e che consisteva nel “ricostruire” la parte mancante, usando lembi di pelle prelevati dalle guance o dalla fronte del paziente. Questo metodo si diffuse poi anche in Europa dalla fine del Settecento in seguito ai contatti degli Inglesi con l’India.

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Illustration from an article appeared in Gentleman’s
Magazine, in October 1794, reporting on the results of the Indian method
used in reconstruction of the nasal pyramid employing a folded over forehead
 fl ap (Willemot, 1981). Reference: G.Sperati, Amputation of the nose throughout history, 2009.

 

Il naso, ce l’abbiamo lì piantato in mezzo alla faccia, ineludibile e forte ci caratterizza, segna le nostre espressioni ed è, naturalmente, parte importante della nostra identità e immagine. Non a caso la sua mutilazione era usata come rivalsa: quale altra parte del viso colpire altrimenti per distorcere i connotati e ferire, anche psicologicamente,  qualcuno?

Ché poi, in fondo, siamo tutti un po’ dei Vitangelo Moscarda

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The Nose an opera by Dmitri Shostakovich based on a story by Nikolai Gogol,
directed by William Kentridge, Metropolitan Opera House, New York, Spring 2010. Via NewMusicon.

If the nose get lost (or you loose it…)

About nose mutilation and old rhinoplasty

 

Mutilation has always been, through the centuries, a good option for punishments, revenge, coercion, and abuse. Guess what was one of the most favorite parts of the body to be taken off? The nose.

Well, to be fair, we should notice that among ancient Greeks a big nose was considered sign of strength and virility; therefore as punishment in case of adultery, it was cut off. Actually, most of the time victims were women: infidelity and adultery was sometime solved with a mutilation that would give to the person a permanent unpleasant aspect. It was regulated lately also by Roman law (Marziale, Epigrammi II, 83; III, 85) and it has been often used as means of revenge. But, we have also cases of self-mutilation: in order to avoid a sexual attack, women would try to make their-self repulsive with a rhinotomy or other slash. This was the case for the Abbess Eusebia, in the St. Cyr Monastery in Marseilles, in the 9th Century, in the desperate hope to save her virginity and the virtue of the others nuns from the Saracens. Somehow it worked out, but only for the virtue surviving the attack…

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18th Century nasal prosthesis anchored to spectacle frames (from
Pirsig, Willemot 2001). Cit. G.Sperati, 2009.

In ancient times mutilation as punishment was regulated by law among several cultures as reported all over the world: from the Hammurabi code to the Egyptians, in the Hindu’s ancient documents as well as in the Pre-Colombian reports. Lately, in Europe, mutilation of the nose was common following a battle or during a duel: even astronomer Tycho Brahe lost his nose during a duel becoming famous among the social gathering as “the man with the golden nose”. In fact, the use of prosthesis in order to cover the damage was quite common. Artificial noses were usually made out of metal, leather or wood, kept in place by little cords.

Nose reconstruction was also relatively common: the first rhinoplasty is reported by Aulo Cornelio Celso in the De Medicina (VII, 9), in the First Century, consisting in a simple sliding of the flaps. More sophisticated was the “Indian method”, practiced over the centuries by Indian surgeons and consisting in reconstructing the missing part with skin from the cheeks or from the forehead of the patients. In Europe, Italian physician Gaspare Tagliacozzi codified the technique for nose reconstruction in his book Decurtorum chirurgia per insitionem (1597).

We often disregard our nose, though it represents in a way our identity: it is placed in the middle of our face, delineates our mimic and the way we express ourselves. In fact, this is one of the reasons why it was so often a great target for revenge: nose mutilation severely impairs the person, physically and psychologically, changing his aspect and, therefore affecting its own sense of identity – by the way, we all a kind of Gogol’s character.

Bonus

 

References

Sperati G. I chirurghi empirici italiani e l’affermazione della rinoplastica nel XV secolo. Acta Otorhinolaryngol. Ital.1993; 13:267-9.

Sperati G. Amputation of the nose throughout history. Acta Otorhinolaryngol. Ital. 2009; 29:44-50

Fioravanti L. Il tesoro de la vita humana. Venice: Valgrisi; 1673.

 

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