Odore di carta

smell book

Come in tutte le cose anche in questo caso ci sono, tanto per dire, i moderati, i possibilisti, gli indecisi, gli assolutisti, gli scettici, gli esperti, quelli che ignorano l’argomento, e i feticisti. Questi ultimi vi diranno che con la carta hanno un rapporto quasi fisico, che ne amano il contatto, il gesto legato alla lettura e l’atto di sfogliare le pagine, vi diranno che dei libri amano l’odore. Quanti però vi hanno mai detto che della carta amano il suo odore di bacon abbrustolito? E di costoletta di vitello o di asparagi in vinaigrette? La questione è seria dal momento che ci sono aziende che stanno investendo fior di soldi in ricerca chimica e tecnologie in grado di riprodurre l’odore dei libri e della carta nel modo più realistico possibile, sic. La ragione è semplice: con la diffusione sempre più capillare degli ebook nasce l’esigenza di acchiappare anche chi di digitale non ne vuole sapere. Come gestire i feticisti di cui sopra? Per esempio con uno spray per ebook al bacon, o che sa libro stantio o… di gatto (?), certo serve qualche precauzione: nei warnings si legge che è meglio usare lo spray in ambienti bene areati, che può dare stordimento e allucinazioni, irritare il naso e ne sconsigliano l’uso sui mezzi pubblici, inoltre, nel caso si scelga l’eau, you have cats è importante tenere a mente che contiene tracce di testosterone, quindi se siete atleti attenzione all’anti-doping…
Sì, vi capisco, sono sconvolta anch’io.
La cosa però dovete ammettere che è interessante, anche perché rivela ancora una volta quanto la percezione olfattiva possa essere effimera e sfuggente. Mi spiego. A livello cognitivo ancora non è chiaro come esattamente rielaboriamo l’informazione olfattiva, resta che mediamente chi non è particolarmente allenato fatica a riconoscere gli odori, o meglio a dar loro un nome. Inoltre il fatto di essere animali le cui attività esplorative e di orientamento nello spazio sono affidate primariamente ad altri sensi fa sì che finiamo facilmente vittime di bias cognitivi e percettivi e tendiamo a fidarci più di sensi come la vista o l’udito che dell’olfatto, anche a costo di cadere in errore. Si è visto in diversi esperimenti che tendenzialmente crediamo di più a ciò che vediamo che a ciò che annusiamo (approfondiremo un’altra volta). Inoltre, in un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Chemical Senses è stato visto come la descrizione/percezione di un odore possa essere influenzata dall’identità che gli viene attribuita: dagli esperimenti condotti in questa ricerca è emerso per esempio che le persone attribuiscono a un odore la qualità “citrus” con molta più probabilità se alla sostanza annusata è abbinata l’etichetta corrispondente rispetto a chi annusa senza ricevere nessuna indicazione sull’identità della fragranza. Ora non voglio dire che chi afferma di aver sentito carta che sapeva di bacon fosse preda di suggestioni, ma ho intrapreso comunque una personale indagine e raccoglierò volentieri tutte le testimonianze di coloro a cui è capitato di associare l’odore di un libro a quello di pancetta, ali di pollo e simili  :).

L’impronta olfattiva dei libri antichi…

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Al di là della diatriba tra feticisti della carta e sostenitori del digitale, l’odore della carta riserba altri aspetti interessanti su cui vale la pena soffermarsi: c’è carta e carta, ed effettivamente hanno odori diversi che derivano dalla diversa composizione, dagli agenti chimici impiegati, dal tipo di inchiostro e poi, nel caso dei libri antichi, ma anche semplicemente un po’ vecchiotti, c’è tutta una gamma di odori legata al posto in cui questi libri sono stati conservati, alle sostanze prodotte da muffe e batteri che hanno allegramente pasteggiato tra le pagine, l’umidità e numerosi altri fattori ambientali. Un gruppo di ricercatori dell’University College di Londra, in collaborazione con la facolta di chimica e tecnologie dell’università di Lubiana, qualche tempo fa ha condotto una meticolosa analisi chimica, pubblicata su Analitycal Chemistry, dei componenti volatili prodotti dai processi di degradazione della carta. Hanno insomma cercato di identificare le sostanze che conferiscono ai libri antichi il loro caratteristico odore. Ma perché farlo?
L’idea è nata, come racconta Matija Strlic, primo nome dell’articolo, osservando un libraio intento ad annusare le pagine di un libro antico per identificarne la provenienza. Analizzare la gamma di composti organici volatili e semivolatili prodotti dalla carta nel tempo e la loro capacità di essere trasferiti per contatto o esposizione è oggi per esempio una routine che riguarda la produzione degli imballaggi e cartoni per alimenti, volendo garantire che il cibo non assorba odori “strani”. Ma questo tipo di analisi può essere molto utile anche nel caso dei libri antichi per aiutare chi lavora in musei, biblioteche e archivi a capire lo stato di deterioramento delle opere e adottare le misure più efficaci per rallentare questo processo.
Come dicevamo un libro si porta dietro la sua storia anche grazie agli odori di cui è impregnato. Gli scienziati hanno condotto su 72 diversi campioni di carte antiche, risalenti a Diciannovesimo e Ventesimo secolo, diverse analisi chimiche tra cui il footprinting che consente appunto di identificare alcuni markers di degradazione. Questo primo screening ha permesso ai ricercatori di distinguere il diverso stato di stabilità dei campioni, informazioni importanti se si vuole preservare la carta al meglio. Le analisi hanno valutato i livelli e le concentrazioni di pece e proteine, dai quali si ottengono indicazioni sulle tecniche di produzione, il contenuto di lignina e l’acidità della carta, che sono indicatori di instabilità rivelata anche dal grado di polimerizzazione e ossidazione e da un alto contenuto di gruppi carbonilici. Non sono analisi banali se pensate a tutti gli step necessari per produrre la carta e a come le tecniche di produzione sono cambiate nel tempo. Bisogna considerare il tipo e l’origine della cellulosa, i processi di sbiancatura, il rivestimento presente o meno. Inoltre la carta di bassa qualità ha di solito un grado di acidità maggiore e poiché trattata con gelatine è possibile rilevarne il contenuto proteico, sistema utilizzato per distinguere le carte di buona qualità da quelle di bassa. Dallo studio è emerso che i libri prodotti tra il 1850 e il 1990 probabilmente sono destinati a durare un paio di secoli al massimo a causa degli agenti chimici utilizzati per la produzione. Le sostanze acide impiegate agiscono infatti da autocalizzatori promuovendo la degradazione della carta. L’aggiunta di pece e i trattamenti della cellulosa per rendere i fogli adatti alla scrittura, paradossalmente li rendono più vulnerabili al tempo.
Al termine di questo studio i ricercatori hanno quindi potuto definire alcuni criteri per determinare lo stato di conservazione dei libri antichi individuando diverse sostanze chimiche che possono essere usate come indicatori di degradazione. Queste molecole dicevamo, hanno anche un odore: una combinazione di note grasse con una componente acida piuttosto forte e un tocco di vaniglia, questo è l’aroma classico di libro antico.

…e il profumo di quelli moderni

Che dire invece dei libri nuovi di pacca? Qualcuno di voi, un po’ nostalgico starà pensando anche a quello dei giornali freschi di stampa, o alle pagine patinate delle riviste. Se rientrate in questa categoria ma al bacon preferite un tono un po’ più glam l’haute couture vi viene incontro: il maestro di eleganza e stile Karl Lagerfeld ha lanciato infatti proprio l’hanno scorso con l’editore tedesco Gerard Steidl la fragranza paper passion. Aiutati dal profumiere Geze Schoen hanno voluto ricreare l’odore del libro fresco di stampa, un aroma secco e grasso ricreato con soli cinque ingredienti in un flacone riposto in un vero libro. In apertura un breve saggio di Gunter Grass mentre le restanti pagine del libro sono intagliate al centro per far posto al flacone.

paper-passion

Io il profumo l’ho provato, con un certo scetticismo devo dire, ma mi tocca ammettere che effettivamente alla carta “fresca” un po’ mi ci ha fatto pensare. Inganni dei sensi…

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2 Pensieri su &Idquo;Odore di carta

  1. Brava Anna, lo stampo e lo faccio subito leggere al gruppo di maestre con le quali mi trovo domani per far loro il profumo personale, a proposito, a sentire Luigi Cristiano (ne La nota gradevole) Fiat Alfa e Lancia gi negli anni 90 usavano placchette imbevute di profumo di nuovo diverso marca per marca, sotto il sedile del passeggero e qua da noi c una industria che produce bidoni di profumo di pelle da scarti di olii esausti di pesce ad altre diavolerie per profumare le pelli per sellerie di auto,. anche quello un mondo che potrebbe affascinarti. [image: :-)]

    quando tento di mettere il commento nel tuo sito, mi trovo prigioniero dentro in un mio account WordPress, devo capire dove sbaglio io, anzi devo utilizzare sicuramente un indirizzo mail diverso ma devo farne uno apposta e devo pensare che nome usare…..e poi riprover…Leonardo

    • Grazie Leonardo, in effetti il marketing olfattivo è più sviluppato di quanto si creda, non conosco l’industria di cui parli, quello che so è che anche tradizionalmente e in tempi più antichi si usava profumare le pelli per cercare di coprire gli odori non troppo piacevoli derivanti dalle procedure di conciatura (mi pare sia nata un po’ così la tradizione dei guanti profumati), quindi se anche ora si usassero procedure simili con un’attenzione in più al marketing non mi stupirei, vedrò di approfondire.

      Per i commenti credo sia tutto normale, nel senso che per poter postare dei essere prima entrato nel tuo account.

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