A lume di naso – seconda parte

Letture sfiziose per esplorare i nostri sensi con un tuffo nella botanica e sorpresa finale

 

Questa volta vi propongo letture per esplorare olfatto e gusto, ma anche per conoscere qualcosa in più di cosa mettiamo nei piatti e diventare un po’ più consapevoli di ciò che acquistiamo e mangiamo.

Quest’anno mi sento poi particolarmente ispirata dalla botanica e ho deciso di condividere qui con voi queste mie divagazioni 🙂

 

Prendetevi una pausa che comiciamo:

 

  1. Questione di gusto. Perché ci piace quello che mangiamo? Di John Prescott, traduzione di Alessia Fabbri, Sironi Editore.

In base a cosa preferiamo un cibo o un altro? Perché non a tutti piacciono gli stessi alimenti – tipo la carne di squalo andata a male che per gli islandesi è una leccornia? Dall’analisi sensoriale dei cibi, alla psicologia e antropologia del gusto per esplorare un senso voluttuoso e affascinante.

questione di gusto

 

  1. Contro Natura Dagli OGM al “bio”falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola. Di Dario Bressanini e Beatrice Mautino. Rizzoli editore.

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Un’indagine sul campo, raccogliendo anche le testimonianze di ricercatori e agricoltori, per capire meglio cosa mangiamo e cosa c’è nei nostri allevamenti e coltivazioni. Gli autori ci spiegano in modo comprensibile il significato di termini scientifici spesso poco chiari e ci aiutano a muoverci con più consapevolezza nella selva di OGM e coltivazioni “naturali e biologiche”. Da leggere.

  1. Naturale è Bello. A cura di Doriana Rodino, Sironi Editore.

Qui ci muoviamo invece nel regno della bellezza e cerchiamo di capire se e come alcuni principi attivi contenuti in frutta e verdura possono essere usati a scopo cosmetico, al di là dei falsi proclami di un certo tipo di marketing.

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  1. Erba volant. Imparare l’innovazione dalle piante. Di Renato Bruni, Codice edizioni.

Dall’omonimo blog un libro per scoprire strategie di sopravvivenza e adattamento delle piante, utili anche all’uomo. La biomimetica si occupa proprio di questo: imitare la natura con innovazioni sostenibili. Una chicca davvero.

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E ora vi parlo dell’ultimo romanzo che ho letto

  1. Il cuore di tutte le cose. Elisabeth Gilbert, Rizzoli editore. (The signature of all things, Penguin Publisher, in inglese, qui la bella recensione del Guardian).

Trasuda il rigoglio di fronde verdi a soffici muschi tanto che vi sembrerà di toccarli mentre leggete e non resisterete alla voglia di farvi un erbario vostro o almeno di correre nel primo parco o giardino vicino a voi e semplicemente godervi gli alberi, l’erba, il terreno, anche in questa stagione. Non fatevi depistare dal fatto che l’autrice è la stessa di “Mangia, Prega, ama” e qualcuno potrebbe storcere il naso. Per questo libro l’autrice si è ispirata al lavoro del briologo (la briologia è una branca della botanica che studia i muschi) Robin Wall Kimmerer e al suo libro “Gathering Moss: a Natural and cultural History of Mosses”. Di fatto tutte le vicende del libro è come se fossero distese su un tappeto di muschi, c’è l’eleganza delle orchidee dipinte da uno dei protagonisti, la lentezza e il respiro profondo delle piante. I muschi in particolare crescono lenti lenti e il lavoro scientifico di ricerca e osservazione della protagonista segue gli stessi tempi, riflessi anche nelle sue vicende personali. Una cosa devo dire sull’edizione italiana, almeno nella copertina – la traduzione non saprei perché l’ho letto in inglese – non c’entra proprio niente col libro, è bella, ma non c’entra, anzi lo manda su un binario sbagliato promettendo, secondo me, la classica storia di donna sensuale e ribelle vissuta a metà Ottocento ben lontana dallo spirito del libro. Peccato. Anche confrontando le copertine dell’edizione italiana con quella in inglese o in tedesco per dire, ve ne accorgerete.

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La mia edizione mi colpì proprio per la copertina e per le bellissime stampe botaniche presenti anche all’interno, con una carta tra l’altro che richiama un po’ i libri antichi (voglio dire, di sti tempi se un romanzo lo compro di carta almeno che ne valga la pena e sia bello!). Ad ogni modo, il libro parla di Alma Wittacker, botanica autodidatta dalla cultura immensa e l’intelligenza viva, nata nel 1800 e cresciuta nella famiglia più facoltosa di Filadelfia. La vicenda si sviluppa come una bambola russa facendoci conoscere prima le vicende del padre di Alma e come da umili origini, dopo viaggi e spedizioni botaniche negli angoli più esotici del pianeta, costruisce in modo spregiudicato una fortuna. Conosciamo poi Alma bambina, che a dieci anni sa già il latino, il greco e parla correntemente inglese, olandese (lingua materna) e francese. La seguiamo nelle sue esplorazioni nelle serre del padre e nei suoi studi. E poi la vediamo crescere, mentre pubblica articoli di botanica su riviste scientifiche dell’epoca, prende le redini dei commerci paterni e nel frattempo scopre la sensualità del proprio corpo e spera di trovare un uomo che la ami, e ne apprezzi non solo l’ intelligenza ma anche il corpo, non proprio in accordo con i canoni di bellezza. Ma qual’è l’anima di tutte le cose, e il loro segno? Beh, non vi dico altro, dovete scoprirlo voi. È un libro che vi farà venir voglia di camminare a piedi nudi nell’erba, anche sotto la pioggia.

6. Per i nerd della botanica due cose bellissime:

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Bonus

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Colgo il momento di letture odorose e ispiratrici per presentarvi Smell Magazine, la rivista di arte e cultura olfattiva appena nata dalla mente – e dal naso – mi verrebbe da dire di Francesca Faruolo con il gruppo di Smell Festival. Il primo numero – “Performing Scents” – è dedicato al tema 2015 del festival. Tra i vari interventi quello sulla suggestiva installazione odorosa Mellifero#1 di Dacia Manto – ispirata ai fiori e alle api, per restare in tema botanico.

E siccome ho avuto il piacere di pertecipare all’edizione Smell Festival di quest’anno con la mia performance olfattiva “Duft, metamorfosi olfattiva di un gesto danzato”, ci trovate anche un mio intervento 😀

Potete scaricare gratuitamente la rivista da Smellmagazine.it  e annusarla mentalmente mentre lo sfogliate in queste giornate piene di aromi.

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A lume di naso – prima parte

Ovvero letture e regali per piccoli grandi nasi

 

Questo periodo dell’anno per me rappresenta una festa d’inverno e, soprattutto, approfitto delle vacanze per spupazzarmi un po’ la nipotina, quindi sì questo post in parte è dedicato a lei, e a chi cerca letture sfiziose per i propri nani, o anche per se stessi: letture della buonanotte, ma magari anche del buongiorno, perché no, esplorazioni a lume di naso, puzze da scoprire, nasi strani, spezie e sapori di posti lontani; una piccola lista di chicche scovate qua e là, in italiano e in inglese:

 

  1. Con la testa tra le spezie, illustrato da Anna Godeassi, editrice Sironi Ragazzi, collanna Semi di zucca.

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Siamo in festa, ma questa è un po’ particolare perché ci prepariamo al capodanno indiano: come si celebra? E come si prepara il curry? Il libro racconta l’avventura profumata della piccola Lani e di sua zia Usha in un mercato colorato e odorosissimo di spezie e aromi.

Dal sito del libro è possibile scaricare le prime pagine per aver un assaggio del contenuto, e una scheda didattica per esperimenti odorosi.

 

  1. Come diventare un esploratore del mondo – Museo d’arte di vita tascabile. Keri Smith, Corraini edizioni.

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Questo libro è iniziato con una lista scritta una notte in cui non riuscivo a dormire… dice l’autrice. E questa lista raccoglie spunti e riflessioni per osservare il mondo che ci circonda e esplorarlo in modo originale. Usatelo, questo libro, pasticciatelo, scarabocchiateci sopra, annusatelo, attaccateci sopra le vostre idee e scoperte. Divertitevi.

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Questi tre sono in inglese:

  1. Who’s Making That Smell? Di Philip HawthornJenny Tyler, con le illustrazioni di Stephen Cartwright.

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Chi ha fatto quella puzza? Le vicende di Ben a Annabel per scoprire da dove arrivano certi strani odori… Un librino per i più piccoli.

4.     Who needs that nose? Di Karen Clemens Warrick e illustrazioni di Sherry Neidigh.

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Di chi è quel naso? E a che gli serve? Animali con nasi assurdi e forme buffe, li conoscete tutti?

  1. Why do feet smell? 20 questions about the human body. Di Gilda Berger e Melvin Berger.

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Perché i piedi puzzano? Perché ci cola il naso? Lo sapete che una persona in media produce circa quattro tazze di muco al giorno? E che uno sbadiglio in media dura sei secondi? E perché facciamo i rutti? Queste e altre amenità per conoscere come funziona il nostro corpo.

 

Bonus

Candele di posti fantastici per gli amanti di maghi e storie fantastiche:

Cedro, castagno e... butterbeer

Cedro, castagno e… butterbeer

 

Gli odori della foresta di Narnia...

Gli odori della foresta di Narnia

 

 

Star-Wars-Candles-featured-930x703Beh, questa non ve la devo spiegare, vero? 😀

Odore di carta

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Come in tutte le cose anche in questo caso ci sono, tanto per dire, i moderati, i possibilisti, gli indecisi, gli assolutisti, gli scettici, gli esperti, quelli che ignorano l’argomento, e i feticisti. Questi ultimi vi diranno che con la carta hanno un rapporto quasi fisico, che ne amano il contatto, il gesto legato alla lettura e l’atto di sfogliare le pagine, vi diranno che dei libri amano l’odore. Quanti però vi hanno mai detto che della carta amano il suo odore di bacon abbrustolito? E di costoletta di vitello o di asparagi in vinaigrette? La questione è seria dal momento che ci sono aziende che stanno investendo fior di soldi in ricerca chimica e tecnologie in grado di riprodurre l’odore dei libri e della carta nel modo più realistico possibile, sic. La ragione è semplice: con la diffusione sempre più capillare degli ebook nasce l’esigenza di acchiappare anche chi di digitale non ne vuole sapere. Come gestire i feticisti di cui sopra? Per esempio con uno spray per ebook al bacon, o che sa libro stantio o… di gatto (?), certo serve qualche precauzione: nei warnings si legge che è meglio usare lo spray in ambienti bene areati, che può dare stordimento e allucinazioni, irritare il naso e ne sconsigliano l’uso sui mezzi pubblici, inoltre, nel caso si scelga l’eau, you have cats è importante tenere a mente che contiene tracce di testosterone, quindi se siete atleti attenzione all’anti-doping…
Sì, vi capisco, sono sconvolta anch’io.
La cosa però dovete ammettere che è interessante, anche perché rivela ancora una volta quanto la percezione olfattiva possa essere effimera e sfuggente. Mi spiego. A livello cognitivo ancora non è chiaro come esattamente rielaboriamo l’informazione olfattiva, resta che mediamente chi non è particolarmente allenato fatica a riconoscere gli odori, o meglio a dar loro un nome. Inoltre il fatto di essere animali le cui attività esplorative e di orientamento nello spazio sono affidate primariamente ad altri sensi fa sì che finiamo facilmente vittime di bias cognitivi e percettivi e tendiamo a fidarci più di sensi come la vista o l’udito che dell’olfatto, anche a costo di cadere in errore. Si è visto in diversi esperimenti che tendenzialmente crediamo di più a ciò che vediamo che a ciò che annusiamo (approfondiremo un’altra volta). Inoltre, in un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Chemical Senses è stato visto come la descrizione/percezione di un odore possa essere influenzata dall’identità che gli viene attribuita: dagli esperimenti condotti in questa ricerca è emerso per esempio che le persone attribuiscono a un odore la qualità “citrus” con molta più probabilità se alla sostanza annusata è abbinata l’etichetta corrispondente rispetto a chi annusa senza ricevere nessuna indicazione sull’identità della fragranza. Ora non voglio dire che chi afferma di aver sentito carta che sapeva di bacon fosse preda di suggestioni, ma ho intrapreso comunque una personale indagine e raccoglierò volentieri tutte le testimonianze di coloro a cui è capitato di associare l’odore di un libro a quello di pancetta, ali di pollo e simili  :).

L’impronta olfattiva dei libri antichi…

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Al di là della diatriba tra feticisti della carta e sostenitori del digitale, l’odore della carta riserba altri aspetti interessanti su cui vale la pena soffermarsi: c’è carta e carta, ed effettivamente hanno odori diversi che derivano dalla diversa composizione, dagli agenti chimici impiegati, dal tipo di inchiostro e poi, nel caso dei libri antichi, ma anche semplicemente un po’ vecchiotti, c’è tutta una gamma di odori legata al posto in cui questi libri sono stati conservati, alle sostanze prodotte da muffe e batteri che hanno allegramente pasteggiato tra le pagine, l’umidità e numerosi altri fattori ambientali. Un gruppo di ricercatori dell’University College di Londra, in collaborazione con la facolta di chimica e tecnologie dell’università di Lubiana, qualche tempo fa ha condotto una meticolosa analisi chimica, pubblicata su Analitycal Chemistry, dei componenti volatili prodotti dai processi di degradazione della carta. Hanno insomma cercato di identificare le sostanze che conferiscono ai libri antichi il loro caratteristico odore. Ma perché farlo?
L’idea è nata, come racconta Matija Strlic, primo nome dell’articolo, osservando un libraio intento ad annusare le pagine di un libro antico per identificarne la provenienza. Analizzare la gamma di composti organici volatili e semivolatili prodotti dalla carta nel tempo e la loro capacità di essere trasferiti per contatto o esposizione è oggi per esempio una routine che riguarda la produzione degli imballaggi e cartoni per alimenti, volendo garantire che il cibo non assorba odori “strani”. Ma questo tipo di analisi può essere molto utile anche nel caso dei libri antichi per aiutare chi lavora in musei, biblioteche e archivi a capire lo stato di deterioramento delle opere e adottare le misure più efficaci per rallentare questo processo.
Come dicevamo un libro si porta dietro la sua storia anche grazie agli odori di cui è impregnato. Gli scienziati hanno condotto su 72 diversi campioni di carte antiche, risalenti a Diciannovesimo e Ventesimo secolo, diverse analisi chimiche tra cui il footprinting che consente appunto di identificare alcuni markers di degradazione. Questo primo screening ha permesso ai ricercatori di distinguere il diverso stato di stabilità dei campioni, informazioni importanti se si vuole preservare la carta al meglio. Le analisi hanno valutato i livelli e le concentrazioni di pece e proteine, dai quali si ottengono indicazioni sulle tecniche di produzione, il contenuto di lignina e l’acidità della carta, che sono indicatori di instabilità rivelata anche dal grado di polimerizzazione e ossidazione e da un alto contenuto di gruppi carbonilici. Non sono analisi banali se pensate a tutti gli step necessari per produrre la carta e a come le tecniche di produzione sono cambiate nel tempo. Bisogna considerare il tipo e l’origine della cellulosa, i processi di sbiancatura, il rivestimento presente o meno. Inoltre la carta di bassa qualità ha di solito un grado di acidità maggiore e poiché trattata con gelatine è possibile rilevarne il contenuto proteico, sistema utilizzato per distinguere le carte di buona qualità da quelle di bassa. Dallo studio è emerso che i libri prodotti tra il 1850 e il 1990 probabilmente sono destinati a durare un paio di secoli al massimo a causa degli agenti chimici utilizzati per la produzione. Le sostanze acide impiegate agiscono infatti da autocalizzatori promuovendo la degradazione della carta. L’aggiunta di pece e i trattamenti della cellulosa per rendere i fogli adatti alla scrittura, paradossalmente li rendono più vulnerabili al tempo.
Al termine di questo studio i ricercatori hanno quindi potuto definire alcuni criteri per determinare lo stato di conservazione dei libri antichi individuando diverse sostanze chimiche che possono essere usate come indicatori di degradazione. Queste molecole dicevamo, hanno anche un odore: una combinazione di note grasse con una componente acida piuttosto forte e un tocco di vaniglia, questo è l’aroma classico di libro antico.

…e il profumo di quelli moderni

Che dire invece dei libri nuovi di pacca? Qualcuno di voi, un po’ nostalgico starà pensando anche a quello dei giornali freschi di stampa, o alle pagine patinate delle riviste. Se rientrate in questa categoria ma al bacon preferite un tono un po’ più glam l’haute couture vi viene incontro: il maestro di eleganza e stile Karl Lagerfeld ha lanciato infatti proprio l’hanno scorso con l’editore tedesco Gerard Steidl la fragranza paper passion. Aiutati dal profumiere Geze Schoen hanno voluto ricreare l’odore del libro fresco di stampa, un aroma secco e grasso ricreato con soli cinque ingredienti in un flacone riposto in un vero libro. In apertura un breve saggio di Gunter Grass mentre le restanti pagine del libro sono intagliate al centro per far posto al flacone.

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Io il profumo l’ho provato, con un certo scetticismo devo dire, ma mi tocca ammettere che effettivamente alla carta “fresca” un po’ mi ci ha fatto pensare. Inganni dei sensi…