Un profumo felino

Ovvero se al micio piace Calvin Klein

 

Leggevo di un’osservazione curiosa, ancora della fine degli anni Novanta, in uno zoo del Texas: il gattopardo americano va di matto per Obsession for men di Calvin Klein. Sì il profumo. Ora ve la racconto.

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Credit: Wikipedia

Il gattopardo americano (Leopardus pardalis), o ocelot, è un felino del Centro e Sud America, ma il suo areale si spinge fino al Texas meridionale. È un bel micione del peso di circa 15-18 chili e di esemplari allo stato selvatico purtroppo non ne rimangono molti; di alcune sottospecie ancora presenti nel Texas meridionale se ne contavano a fine anni Novanta circa 100-150 esemplari. I ricercatori dello zoo di Dallas cercavano perciò una strategia efficace e non invasiva per spingere questi animali in corridoi di territorio protetti tra il Texas e il Messico, dove potessero avere un habitat più favorevole e adatto a riprodursi. Per poter censire e monitorare la popolazione sarebbe stato poi utile avere dei campioni del pelo, in modo da poter estrarre dai bulbi piliferi il DNA e quindi identificare i singoli individui. Come convincere gli animali a spostarsi? Usando piste odorose. Come tutti i felini, anche questo gattopardo segna il territorio con spruzzi di pipì e strofinandosi contro alberi e cespugli. Così facendo sul terreno e sui tronchi rimangono sempre dei peli, i ricercatori li raccolgono e possono così analizzarli. Ora si trattava di scegliere l’odore da usare per attirarli. Dopo diverse prove andate male fatte nello zoo, i ricercatori fecero alcuni tentativi usando dei profumi – quando si dice provarle tutte 😀 – e tra questi Obsession for men diede i risultati migliori. Spargendo su alberi, cespugli e angoli di terreno questo profumo, i ricercatori osservarono che gli animali ne erano attratti e, soprattutto le femmine, ci si fiondavano e iniziavano a strofinarcisi.

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Queste osservazioni sono state negli anni replicate in diversi zoo (zoologi in ascolto se ne sapete o avete precisazioni da fare manifestatevi che di sicuro ne sapete più di me, ne sarò felice), tra i quali quello del Bronx di New York e il Taronga Zoo di Sydney. In uno studio della Wildlife Conservation Society del Bronx Zoo, per esempio, sono stati testati diversi profumi e colonie su felini in cattività, e dalle loro osservazioni pare che Obsession fosse effettivamente il più gettonato. Bisogna ovviamente notare una certa variabilità nel comportamento degli animali, non erano proprio tutti tutti interessati al profumo. La possibilità che l’effetto fosse poi amplificato o comunque infleunzato dallo stato di cattività non è da escludere. Inoltre, potrebbe essere che invece gli animali selvatici, esposti già naturalmente a molti più odori, risultino mediamente più indifferenti al profumo. Anche per questo motivo diversi ricercatori hanno provato a fare dei test simili con gli animali selvatici. I biologi del Natural History Museum di Los Angeles hanno condotto alcune osservazioni sul giaguaro in Nicaragua.

Per l’osservazione e il monitoraggio di animali sfuggenti come i felini un metodo ideale è quello delle fotocamere nascoste. Queste camere hanno dei sensori all’infrarosso, visto che questi animali sono attivi soprattutto di notte, e si attivano quando l’animale è vicinissimo. In questo modo gli studiosi possono riprendere gli animali e successivamente raccogliere i campioni del pelo lasciato dal felino strofinandosi sul posto. Per attirarli alle fotocamere i ricercatori hanno provato diversi odori e, di nuovo, pare che Obsession funzioni molto meglio di altri odori.

Come mai sto profumo? Tra i suoi componenti c’è un composto, usato storicamente in profumeria, che ha appunto una nota “animale”. In profumeria se ne usano diverse, questa in particolare si chiamata civetta, perché ricavata appunto dalla ghiandola anale dello zibetto (civet in inglese). Gli animali usano questi odori per comunicare e, come dicevamo, segnare il territorio. L’uomo ha scoperto che a piccole dosi e ben miscelati ad altri odori, permettono di creare profumi voluttuosi. Oggi questi composti – per ragioni di costi e di preservazione delle specie animali – sono di solito riprodotti in laboratorio (di questo parleremo meglio un’altra volta). Ad ogni modo, è possibile siano queste note animali presenti nel profumo ad attirare i felini.

C’è poi da dire che in alcuni zoo, come parte del programma di arricchimento sensoriale dell’ambiente per gli animali, insomma per stimolarli e tenerli attivi, vengono usati diversi odori e oli essenziali. Al Taronga Zoo di Sydney hanno osservato che tigri e giaguari apprezzano le note speziate, soprattutto cannella e zenzero, ma anche cardamomo, finocchio, chiodi di garofano. E note forti come la menta piperita. Al solito c’è da osservare che ogni animale mostra poi delle preferenze più per una o per l’altra.

A parte report e osservazioni degli zoo non sono riuscita a trovare pubblicazioni scientifiche sulla questione, per cui rimango ancora un po’ scettica e proseguirò le ricerche. Vi tengo aggiornati.

Intanto mi servirebbero un paio di gatti e un goccetto di Calvin Klein…

 

Bonus

Salvador Dalí aveva come animale domestico un ocelot, Babou. Ecco noi però lasciamoli dove sono, miraccomando.

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Credit: Wikipedia

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Messico e nuvole

Vado in vacanza insomma

 

Nell’arco di una giornata facciamo circa 23.040 respiri, e quindi anche annusate. Mica male, ma certo dipende da dove viviamo e che aria sniffiamo. Città del Messico per esempio, posto con un inquinamento atmosferico da togliere il fiato e dove l’aeroporto è stato segnalato come uno dei più puzzolenti. Odori interessanti dai quali anche l’artista Sissel Tolaas è rimasta affascinata e ne ha fatto una mappa gratta e annusa.

In Talking Nose l’artista intervista diversi abitanti di Città del Messico sugli odori dei loro quartieri: smog, gasolio, spazzatura, letame, sporcizia varia, tubi di scappamento. Poi ricrea gli odori menzionati dalla popolazione e li mette su una mappa della città. Ogni quartiere è rappresentato dall’odore che più lo caratterizza e può essere annusato grattando la mappa. Sissel Tolaas fa annusare la mappa alle stesse persone precedentemente intervistate e ne filma le reazioni “a naso”. Nel progetto finale, i video con i nasi e le bocche delle persone intervistate vengono associate a una voce fuori campo e non in sincrono che descrive gli odori. È un modo, spiega per rendere le persone più consapevoli del proprio olfatto. Tutti percepiamo puzze e profumi, ma un conto è subirli passivamente, un altro è esserne consapevoli.

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Mi verrebbe da aggiungere che questo è anche un ottimo modo per sensibilizzare le persone sull’inquinamento atmosferico e sulla qualità dell’aria respirata. Qualche passeggiata guidata anche tra le nostre città, registrando puzze e odori, renderebbe forse gli abitanti più consapevoli e di conseguenza più attenti. Certo tutti ci lamentiamo del traffico, ma se ci mettiamo a camminare per le nostre vie, nel posto in cui viviamo registrandone gli odori, tutto diventa più vivido. Possiamo mettere a fuoco le sorgenti di certe puzze e magari iniziare a impegnarci per ridurle attraverso comportamenti più attenti e consapevoli. Si inizia sempre con le piccole cose… quasi quasi un progettino ce l’avrei… 😉

E niente, questo anche per dirvi che sparisco per una pausa estiva, e verificherò personalmente gli odori da quelle parti, vi racconto quando rientro 😀

 

Bonus

Sapete che profumo usava Frida Kahlo? Sicuramente diversi. Dana Emir per esempio, un profumo del 1936 creato da Jean Carles per la casa Javier Serra fondata a Barcellona nel 1932. Ne è conservato ancora un flacone nella Casa Azul, l’abitazione di Frida a Coyoacan diventata poi museo in suo onore. E poi, per la gioia dei vintage-addicted, indossava il floreale orientale Schiaparelli Shocking (1937).

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Visto che ci siamo, per i fan come me dell’artista messicana segnalo anche la mostra al The New York Botanical Garden, Frida Kahlo: Art, Garden, Life, nel caso qualcuno capitasse da quelle parti.

Bello anche il progetto fotografico Frida di Ishiuchi Miyako (2013) sulgli oggetti e l’abbigliamento di Frida Kahlo, peccato il catalogo sia esaurito, ma potete esplorare il sito dell’artista.

Frida by Ishiuchi

Frida by Ishiuchi

Frida by Ishiuchi

Frida by Ishiuchi

Frida by Ishiuchi

Frida by Ishiuchi

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Frida by Ishiuchi

 

Performing Scents

Ovvero inizia Smell Festival (e ci sarò anch’io 😉 )

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Ci siamo, oggi si alza il sipario dello Smell Festival, a Bologna dal 20 al 24 maggio. Un evento dedicato alla cultura dell’olfatto e all’arte del profumo. Il tema di quest’anno, Performing scents, esplora le intersezioni tra olfatto e arti performative e quando Francesca Faruolo, ideatrice del Festival, me lo ha detto io sono andata in un brodo di giuggiole: è ormai da un po’ che esploro e studio le intersezioni tra olfatto e arti performative, e lei con il team di Smell ha messo insieme un evento stimolante e raffinato, come sempre. Il caso non esiste vien da dire a volte. Il programma offre una panoramica ampia e sfaccettata del tema tra mostre, workshop di profumeria artistica e performance.

Si inizia oggi pomeriggio, 20 maggio, alle 16.00 con l’inaugurazione dell’installazione Mellifero #1 e performance dell’autrice Dacia Manto: “Pollini, resine, mieli e altre sostanze odorose… fa parte dell’installazione una struttura odorose sospesa che rimanda alla costruzione complessa di un alveare, tavoli/archivio che raccolgono tracce sensoriali e olfattive insieme a reperti di materiali organici, disegni, quaderni e altri elementi provenienti dallo studio della botanica e dell’entomologia”.

Venerdì sera invece, dalle 18.00 alle 23.00, al Grand Hotel Majestic “già Baglioni” ci sarà Perfume showcase, per avvicinarsi al mondo delle fragranze e conoscere non “solo” nuovi marchi di profumeria, ma i nasi che ci stanno dietro. Tra questi ci saranno anche Molinard, Sammarco e Bogue, che mi piacciono particolarmente. La serata inizierà con un aperitivo e proseguirà con la performance Danzare il profumo, un progetto di Smell Festival in collaborazione con la danzatrice Emilia Sintoni che tradurrà in movimento alcune delle note olfattive presentate.

L’apice del festival si raggiungerà domenica con la cerimonia del Kodo, l’antica arte giapponese di “ascoltare l’incenso”. È un appuntamento che mi emoziona particolarmente dopo averne tanto letto e ascoltato: lo scorso anno proprio in questi giorni ero a un simposio alla Sorbona di Parigi su Kodo e teatro olfattivo, mi si è aperto un mondo e ho iniziato così studiare e a documentarmi di più su quest’arte. Immaginate quindi come mi senta ora all’idea di una cerimonia dal vivo con il maestro Souhitsu Hachiya, 21esimo discendente dell’antica famiglia degli Hachiya. Evento raro che si svolgerà domenica pomeriggio in due turni alle 14.15 e alle 16.15, presso il Museo della Musica di Bologna.

credit: Master Souhitsu Hachiya - Courtesy Bruno-Dewaele

credit: Master Souhitsu Hachiya – Courtesy Bruno-Dewaele

Durante il fine settimana ci sarà poi una staffetta tra workshop di profumeria, conferenze e performance. Ovviamente non posso non segnalarvi i laboratori dei miei maestri, con i quali ho iniziato il mio avvicinamento al linguaggio del profumo e della profumeria artigianale: Martino Cerizza sabato pomeriggio alle 14.00 condurrà un laboratorio di fragranze a tema urbano; e Luigi Cristiano, domenica pomeriggio alle 14.00, spiegherà come preparare un aceto profumato da toeletta come quelli già usati nel Settecento.

 

Bonus

E sì, come vi accennavo, quest’anno ho l’onore di partecipare a Smell Festival. Sabato mattina alle 11.00 nella sala eventi del Museo della musica presenterò in anteprima, ancora in forma di studio, la performance di teatrodanza Duft, metamorfosi olfattiva di un gesto danzato. Successivamente, alle 11.45 terrò una conferenza sullo stesso tema: Il naso in scena, immaginari olfattivi nello spazio scenico.

 

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È così, lavorando sulla fisiologia dell’olfatto da un lato, continuando con i training e la pratica di teatrodanza dall’altro, a un certo punto semplicemente è successo. Non potevo evitarlo: le cose si sono incrociate. Leggevo e studiavo (lo faccio ancora ovviamente) le ricerche di neuroscenze applicate all’ arte, la neuroestetica, le arti performative, danza e teatro soprattutto. Mi sono chiesta allora cosa ne fosse in tutto ciò dell’olfatto. Certo è un senso difficile da controllare, sfuggente, ma questo è sufficiente a ignorarlo? Nessuno si era preso la briga di mettere in scena un odore? Non dico una “puzza”, ma almeno un “profumo”? La mia ignoranza sulla questione andava colmata e nel frattempo avevo bisogno di provare da me. A usare gli odori in scena e durante il training dico. A capire come fare e come non cascare subito nelle trappole di un senso così viscerale. Come è andata? Questo ve lo racconto a Smell Festival, vi aspetto.

Impressioni sparse

Ovvero sulle mie esplorazioni a Esxence 2015

 

Mi trovo in un periodo un po’ vorticoso e cose belle su cui concentrarmi sono la divagazione migliore, per cui sì questo post sarà una chiacchierata di cose profumate, annusate e ascoltate… Dopotutto questo è sì un blog dedicato alla scienza dell’olfatto, ma è anche un po’ un diario di odori e di esplorazioni olfattive. E poi non vi ho ancora raccontato come è andata a Esxence lo scorso marzo.

È una fiera di profumeria artistica e io ci vado cercando di calibrare lo spirito critico (deviazione professionale :D) e la propensione alla divagazione artistica. E poi sono curiosa come una scimmia – questo si era capito – ma soprattutto mi piace avvicinarmi alle cose con uno sguardo libero e non appannato da preconcetti. Mi interessa capire se e cosa c’è dietro un profumo, come è stato fatto, perché; a cosa pensava il naso quando lo ha creato? A cosa si è ispirato? Da dove arrivano le materie prime usate e perché ha fatto certe scelte? Questi sono elementi importanti perché caratterizzano anche il processo creativo e di ricerca, e a mio parere segnano in buona parte la differenza tra un prodotto artistico e uno commerciale.

Tornando a Esxence, quest’anno ho apprezzato gli spazi secondo me più adeguati rispetto a precedenti edizioni: era tutto più arioso, curato e il sistema di areazione buono permetteva di non rimanere soffocati dalle fragranze. Anche il tema, dedicato alla musica e alle affinità tra note olfattive e note profumate, mi è piaciuto e ho trovato un carattere più esperienziale nella programmazione degli incontri/eventi. La presenza di un magnifico pianoforte all’ingresso faceva il suo, e gli appuntamenti musicali erano nel complesso ben integrati nell’evento, peccato solo alcuni di questi momenti avrebbero meritato un’atmosfera un po’ più raccolta: il workshop musicolfattivo del musicista e creatore di fragranze Laurent Assoulen, per esempio, è stato molto suggestivo, ma lui e noi pubblico abbiamo fatto davvero molta fatica a instaurare un dialogo e a concentrarci su ciò che ci faceva sentire e annusare. Difficile davvero stando proprio accanto all’uscita principale con il viavai di gente a fine giornata. Peccato. L’incontro è stato comunque pieno di suggestioni a partire da cose semplici. L’approccio è stato graduale, per esempio: pensate al limone, al suo odore e al suo sapore. A quale nota musicale l’assocereste? Grave? Acuta? Perché?

Ora provate – lui ce lo ha fatto sentire – a pensare al rumore della pioggia. Che tipo di associazioni vi vengono in mente? Emozioni? Qualche odore? E ora invece pensate al vento, un rumore un po’ metallico, fronde che mormorano, qualche fischio. Che odore ha il vento?

Probabilmente molti di voi, come noi quella sera, vi siete immaginati diversi scenari e l’inghippo sta proprio qui: ci chiedono di pensare a un suono, anzi a un odore, e nella nostra testa si para prima di tutto un’immagine. Riuscire a definire una sensazione con un linguaggio olfattivo senza prestiti da parte degli altri sensi è una delle cose più difficili da fare, ma provarci è un esercizio dalle mille risorse: a un certo punto facciamo un salto quantico, uno sbalzo creativo apre la mente e la precisione del nostro linguaggio, e di conseguenza le nostre sensazioni. Perché siamo visivi certo, ma ragioniamo con le parole e una cosa riusciamo davvero a capirla quando sappiamo darle un nome, senza è come se non esistesse, rimane inafferrabile.

E proprio di parole, aromatiche, è stato l’incontro con Giovanna Zucconi per la presentazione del libro La sua voce è profumo. Si è rivelato davvero, come lei stessa lo ha definito, una passeggiata letteraria tra erbe e profumi. Grazie alla presenza musicale di Enerbia, gruppo italiano di musica tradizionale antica con Maddalena Scagnelli, Franco Guglielmetti e due coriste brave e dalla voce cristallina, l’incontro è stato un susseguirsi di brani musicali a tema e letture sparse. Mi sembrava davvero di passeggiare in un giardino aromatico, delicato e a volte pungente, col ronzio di qualche insetto e il naso che prude un po’. Peccato, di nuovo, che l’atmosfera bucolica fosse interrotta di tanto in tanto dai rumori della caffetteria accanto.

Atmosfere vintage e sentori del secolo scorso hanno invece preso vita con il focus di Ermano Picco sulla profumeria italiana. Per me è stato un viaggio a ritroso quando da bambina frugavo nei cassetti di nonna – della quale ancora conservo dei flaconi profumati. E poi ho scoperto curiosità interessanti: ad esempio chi ha lanciato la crema Venus e con lei tutta una serie di prodotti cosmetici e di profumeria. Achille Bertelli, farmacista, iniziò la sua attività imprenditoriale a fine Ottocento e suo fratello Vittorio si occupò poi della parte cosmetica. Tra i suoi maggiori successi il profumo Come tu mi vuoi, in omaggio all’omonimo dramma di Pirandello del 1929. Il profumo ricevette un premio all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1937 a la sua testimonial era Greta Garbo, ammaliante. Questo e molti altri marchi, da Paglieri a Borsari tanto per citarne alcuni, grazie a Ermano sono riemersi dai meandri della mia memoria e hanno in qualche modo ritrovato un significato e una nuova cornice. Tra l’altro seguire l’evoluzione della profumeria italiana in quegli anni ci fa fare un viaggio nel tempo attraverso le due grandi guerre e il periodo del boom economico dopo. Profumeria artistica che si apre a un mercato sempre più grande e segna il costume di una società in evoluzione. Mi chiedo, quando è avvenuta esattamente la separazione (scissione? rottura?) tra profumo artistico e profumo commerciale?

Facciamo una pausa, e continuiamo a parlarne la prossima volta…

 

Bonus

 

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Questo era un "calendarietto" profumato che i barbieri regalavano ai clienti alla fine dell'anno. I profumi erano quelli in voga al momento e divvennero famosi in tutta Europa.

Questo era un “calendarietto” profumato che i barbieri regalavano ai clienti alla fine dell’anno. I profumi erano quelli in voga al momento e divvennero famosi in tutta Europa.

A Esxence anche quest’anno

Ovvero le mie divagazioni artistico-olfattive

 

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Come sapete il mondo degli odori mi interessa a 360 gradi, tutto. Puzze e profumi. Figuriamoci quindi se il prossimo fine settimana non vado a mettere il naso a Esxence, la fiera milanese di profumeria artistica (e Il senso perfetto è Blog-friend di Esxence mica per niente 😉 ).
L’estetica e le declinazioni artistiche in cui il senso dell’olfatto può essere coinvolto mi interessano in modo particolare, soprattutto da quando ho iniziato ad approfondire le relazioni tra arti performative e uso degli odori.
Il tema di Esxence di quest’anno cade a pennello perché, come vi avevo già accennato, è dedicato alla musica e vuole esplorare appunto le relazioni e affinità tra le note musicali e quelle odorose.
La fiera apre al Mall di Milano (P.zza Lina Bo Bardi vicino alla stazione centrale) giovedì 26 marzo per stampa e addetti ai lavori, ma sabato e domenica sarà aperto anche al pubblico (basta scaricare il biglietto dal sito) per cui tutti avranno la possibilità di avvicinarsi a questo mondo un po’ incantato. In programma ci sono diversi incontri sul mondo dei profumi e ovviamente concerti ispirati agli odori. Sul sito trovate il programma completo, intanto qui quello che io non voglio perdermi, e di cui vi parlerò nel dopo-fiera:

Giovedì:
– Alle 12.30 l’intervista di Anna Mascolo a Angelo Orazio Pregoni. Performer e creatore di fragranze, Pregoni ha già dato un assaggio -nel vero senso della parola- delle sue provocazioni artistiche il 4 marzo nel corso dell’evento Né carne né pesce, una cena-performance che ha fatto da pre-esxence. Io mi son persa la cena, vediamo di recuperare giovedì a pranzo 😀
– Alle 16.30 Ermano Picco de La gardenia nell’occhiello ci farà fare un viaggio nella storia moderna della profumeria italiana, devo aggiungere altro?
– alle 17.30 avrò bisogno di sdoppiarmi perché una narice e la lingua saranno impegnate nell’aperitivo odoroso di Monica Vecchiattini, che anche quest’anno proporrà una combinazione di cocktail e profumi. L’altra narice invece, insieme alle orecchie saranno impegnati nel “concerto olfattivo” di Luciana Bigazzi, pianista e compositrice, e Keiko Mecheri, creatrice di profumi.
– Alle 19.00 cinema. Ci sarà infatti la presentazione di Daisies, film di Vera Chytilova con profumi di Mark Buxton. Sono curiosa.

Venerdì alle 18.30 ci sarà invece il concerto profumato di Laurent Assoulen, pianista e esperto di profumi.

Sabato ci saranno le presentazioni due libri sul mondo di odori e profumi:
– Alle 14.30 Il professor Giuseppe Squillace, dell’Università degli Studi della Calabria, presenterà Le lacrime di Mirra, miti e luoghi dei profumi nel mondo antico. L’anno scorso ero stata alla presentazione del suo I giardini di Saffo e mi era piaciuto. Competente e capace di coinvolgere.
-Alle 17.00 Giovanna Zucconi presenterà La sua voce è profumo, una passeggiata letteraria nel mondo del profumo.

Ci sarà anche quest’anno lo stend dell’Osmotheque da Parigi, custode preziosa di profumi che ormai non si trovano più e che sarà possibile annusare.

 

vi racconterò cosa mi è piaciuto di più la prossima volta (da profana che sono eh!).

Ci vediamo lì (potrete seguire l’evento anche in streaming).

Bonus

E poi chiaramente un sacco di fragranze da annusare e scoprire o riannusare…di sicuro passero’ da:

NU_BE, si ispirano alla tavola periodica degli elementi per crearne una olfattiva – come fa a non piacermi già per questo – mi intriga il concept della loro confezione, “un guscio” che è da rompere  per far emergere la fragranza. Quando dico rompere intendo rompere proprio… e io maldestra come al solito la prima volta che ci ho provato a momenti facevo cadere il flacone, e tutti che mi guardavano perché fu durante la presentazione di NU_BE allo Smell Festival (al solito io e le mie figuracce 😀 ). Niente mi piacciono i loro progetti, da quello col fotografo Mustafa Sabbagh alle tavole olfattive, a insomma avete capito.

Aedes de Venustas, devo annusarli!

Antonio Alessandria, ingegnere e profumiere ha creato Boudoir 36, a Catania, un posto che non è un “negozio” ma un salotto di profumi artistici, devo conoscerlo.

Molinard, lo scorso anno avevo intervistato Celia, che ha preso in mano le redini della casa di famiglia e mi aveva raccontato delle sue ispirazioni nella creazioni di profumi. Io posso dirvi che le sue fragranze sono come lei: delicati e gentili.

Tiziana Terenzi, adoro le loro candele (con lo stoppino in legno!) e i loro profumi caldi e imprevedibili. Lo scorso anno avevo chiacchierato un po’ con il loro Naso, che tra le ispirazioni jazz e quelle della maremma toscana mi aveva fatto fare un viaggio inaspetato tra le loro fragranze. Sono curiosa di scoprire la nuova collezione, Luna.

Intrecci sensoriali

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Naso e orecchio uniti, note che si ascoltano e si annusano. L’analogia tra lo spartito musicale e l’accordo di note fragranti è stato proposto e rivisto nel tempo più volte, e nel 1857 il profumiere G.W. Piesse imaginava ci potesse essere un legame percettivo tra olfatto e udito. Rimane ancora oggi una suggestione interessante e diversi artisti contemporanei vi si sono infatti dedicati componendo opere sonore ispirate ai profumi e viceversa.

Mi viene subito in mente Marie-Anouch Sarkissian, pianista, compositrice di melodie e di odori e coordinatrice di Parfum-musique presso l’associazione Arts d’Essence a Etoy, in Svizzera. L’ho conosciuta lo scorso anno durante un simposio olfattivo alla Sorbona e non saprei dire se il suo intervento fu più un’invito olfattivo alla musica classica o viceversa. Di sicuro stimolante. Conservo ancora le mouillette con i profumi ispirati ai brani musicali che intanto ci faceva ascoltare, e in testa il ricordo delle musiche composte sulla scia di un profumo. Nel suo universo creativo c’è la riflessione sul rapporto tra percezione sensoriale e spinta creativa concepita come il frutto di un evento sinestesico. In effetti se vogliamo, l’ispirazione artistica ha un po’ questa peculiarità, prende le informazioni che ci arrivano attraverso i sensi e le unisce operando un’attribuzione di senso nuova. E lì che avviene secondo me il ‘salto’, l’esperienza sensoriale viene proiettata in un nuovo contesto interpretativo che a sua volta influisce sulla nostra comprensione della realtà e paradossalmente ci fornisce una nuova sensibilità.

Lasciando il piano estetico e andando a guardare quello biologico, ci sono pure fatti interessanti. I sensi ci permettono di esplorare il mondo esterno e ricevere informazioni importanti per la sopravvivenza e le relazioni sociali. Questo è evidente negli animali che reagiscono rapidamente a potenziali pericoli come l’odore di un predatore, la vista di un intruso, un fragore improvviso. In questi casi vengono messi in atto comportamenti, spesso stereotipati, di fuga o attacco, per permettere all’animale di salvarsi la pelle. Nell’uomo il riflesso di trasalimento, in risposta a uno stimolo inaspettato ne è pure un esempio.

Un meccanismo secondo gli studiosi utile per ottimizzare e rendere ancora più rapida la risposta a determinati stimoli, sarebbe nella multisesorialità di alcuni sistemi. Ossia alcuni neuroni in una specifica corteccia sensoriale risponderebbero anche a stimoli provenienti da un’altro sistema sensoriale: ad esempio una parte della corteccia olfattiva risponde anche ai suoni. Perché mai? Le ipotesi sono ancora diverse e gli scienziati non hanno ancora capito la funzione e il meccanismo di questo fenomeno, ma una possibilità sarebbe appunto permettere all’animale di reagire in modo più efficiente a rapido a determinati stimoli: se per strada sento il clacson di un auto magari mi spavento e mi fermo un attimo a capire che succede. Se però sento il clacson e in più vedo un’auto che mi si avvicina a tutta birra mi sposterò subito per non essere investito.

Daniel Wesson e Donald Wilson nel 2013 hanno pubblicato sulla rivista scientifica Journal of neuroscience uno studio, sui topi, in cui si vede che una specifica area corticale, il tubercolo olfattivo, risponde a stimoli odorosi, come ci si aspettava dal momento che riceve informazioni direttamente dal bulbo olfattivo e dalla corteccia piriforme. Il 19% dei neuroni di cui è stata registrata l’attività rispondeva però anche a stimoli acustici, e il 29% dei neuroni testati mostrava gli effetti dell’interazione dei due tipi di stimolo, odore e suono, suggerendo una cross-modulazione tra i due sistemi. Questa è una delle prime evidenze che il tubercolo olfattivo, regione cerebrale poco studiata, sia coinvolto direttamente in funzioni multisensoriali. Come gli input sonori arrivino al tubercolo ancora non è noto. E’ possibile che seguano vie associative attraverso l’ippocampo e il pallido ventrale, che hanno connssioni dirette con il tubercolo olfattivo. Rimane comunque interessante il dato sperimentale, ora bisogna capirne meglio meccanismo e funzione.

 

Bonus

Anche quest’anno andrò a mettere il naso a Esxence, fiera di profumeria artistica che si svolgerà a Milano dal 26 al 29 marzo. Quest’anno il tema è proprio la relazione tra musica e profumo e per l’occasione venerdì 27 marzo alle 18.30 ci sarà un laboratorio musicolfattivo con il pianista e creatore di fragranze Laurent Assoulen.

Ci sono poi altri due appuntamenti da segnarsi:

  • Giovedì 26 alle 16.00, il focus sulla storia della profumeria di Ermano Picco de La gardenia nell’occhiello
  • Per annusare delle vere rarità del passato ci sarà il corner dell’Osmotheque direttamente da Parigi
  • Sabato 28 alle 17.00, Giovanna Zucconi presenterà il suo libro La sua voce è profumo, ‘una passeggiata olfattiva’ tra i capolavori della letteratura…

Appuntamenti olfattivi

Iniziamo il 2015

 

L’anno è appena iniziato (ché poi io per la verità mi trovo meglio col calendario scolastico: settembre, nove mesi, estate – migrazione al caldo – rientro, si ricomincia. Vado con le stagioni, insomma) e, dicevo, l’agenda è già bella piena di eventi da gustare a narici spalancate e lingua ben spiegata. Ché quest’anno con l’EXPO inutile dire quanto si parlerà di cibo e dintorni, che sacrifici tocca fare… 😀   Proprio la scorsa settimana qui a Francoforte, al Filmmuseum c’è stata una serata sull’uso degli odori nel cinema. Proiezione di film e rilascio di odori in sala per rendere lo spettacolo più vivido e coinvolgente. Ne hanno parlato parecchio anche alla radio e in tv, e il tema è infatti non solo curioso, ma interessante: ricerca artistica da un lato, sviluppo di tecnologie per il rilascio controllato di odori nell’ambiente dall’altro. L’argomento mi sta particolarmente a cuore vista la vicinanza col teatro olfattivo, ossia uso di odori in scena e in platea durante gli spettacoli, di cui ho iniziato a occuparmi (ve ne parlerò in un altro momento). In Italia invece. Intanto gli appuntamenti bolognesi dello Smell Atelier organizzati dagli amici di Smell Festival. Giovedì 15 gennaio alle 18.00 prosegue il ciclo Fleurs, la vita alchemica dei fiori, curato da Francesca Faruolo, con un appuntamento dedicato alla rosa. I successivi, su garofano e iris, saranno a febbraio e marzo. Domenica 18 gennaio ci sarà l’ultima lezione del modulo 1 de Il linguaggio del profumo: introduzione alla profumeria artistica condotta dal profumiere Martino Cerizza. È stato un percorso ricco e stimolante in cui Martino ci ha guidato alla scoperta di circa 30 materie prime usate in profumeria, ma soprattutto a un uso del senso dell’olfatto più consapevole. Svincolati dall’artificiosa e inutile distinzione tra sintetico e naturale – una molecola è una molecola, come la chimica insegna – farsi toccare dall’odore e dalle sensazioni che evoca, lasciarsi andare a suggestioni e ricordi, liberare la mente e far emergere le associazioni più improbabili, ma efficaci, per definire un’impressione olfattiva. Dopo tornare sulla molecola, sulla materia prima, capire come è fatta, da dove arriva, come viene estratta e, ancora, come e dove la usano. E poi le basi della composizione. Divagazione artistica e concretezza di metodo, insieme, una meraviglia. Il 22 gennaio ci sarà invece il secondo capitolo di Anatomia di un profumo, un ciclo di incontri dedicato ai processi tecnici e creativi dell’arte di “comporre con gli odori”. Questa volta il tema sarà: “Afferrare l’effimero: la dimensione olfattiva nell’arte”. Da non perdere. Il 31 gennaio Ermano Picco terrà il suo terzo incontro di Storia del profumo, un viaggio a ritroso nel tempo tra i profumi che hanno fatto storia. A seguire nei prossimi mesi, in attesa del festival a maggio, altri appuntamenti, dalla creazione di saponi profumati, alle lezioni di profumeria artigianale La nota gradevole, di Luigi Cristiano. Se non fosse per la distanza avrei già piantato lì e tende in pianta stabile. Sul sito di Smell trovate tutte le informazioni.   Spostiamoci ora a Milano, dove fermono i preparativi per Esxence 2015, fiera di profumeria artistica, che si svolgerà a marzo e quest’anno avrà come cornice The Mall, spazio all’avanguardia situato proprio vicino al “Grattacielo di alberi”, il Bosco verticale di Stefano Boeri, che tra l’altro ha vinto l’International Highrise Award del Museo di architettura qui a Francoforte. Dopo l’esperienza dello scorso anno non vedo l’ora di tornarci, sto già preparando il naso. E poi il cibo, come dicevo. Al Museo di Storia Naturale fino al 28 giugno c’è la mostra Food, la scienza dai semi al piatto. Imperdibile. Curato da Dario Bressanini e Beatrice Mautino, un viaggio esperienziale nel mondo del cibo. Intanto guardatevi anche il sito, bello da esplorare e con contenuti interessanti, a partire dai consigli di lettura.

Insomma un bel da fare, vi farò con calma un resoconto dei vari eventi man mano, intanto… si è fatta ora di merenda, a presto.   Bonus La rosa di Bruno Munari (via ilPost)

Illustrazione di una rosa, in Good design, Bruno Munari.  La rosa come oggetto di design ... un oggetto  «complicato da usare», «perfino immorale».

Illustrazione di una rosa, in Good design, Bruno Munari.
La rosa come oggetto di design … un oggetto «complicato da usare», «perfino immorale».