A Esxence 2017

E le mie divagazioni su me medesima, i profumi, la fiera e una community bellissima

Non sono mai stata molto brava a lavorare per compartimenti stagni, parte del senso che trovo nelle cose che faccio deriva proprio da questo rimestare e mescolare le attività e le ispirazioni più disparate, tessendo così il filo delle mie passioni: scienza e olfatto, teatro e danza (con e senza sperimentazioni olfattive), scrittura e, indovinate un po’? i profumi.

Questo per dirvi che questo mese a Esxence 2017 – fiera internazionale di profumeria artistica – le mie passioni saranno di nuovo mescolate: a Milano, domenica 26 marzo, alle 11.30, terrò una conferenza su olfatto e percezioni olfattive con un’attenzione particolare soprattutto alla psicologia dell’olfatto e delle nostre sensazioni olfattive. Perché sentiamo ciò che sentiamo?

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In laboratorio lavoro in mezzo a cavi, cacciaviti e bulloni; certo ci sono anche flaconi con soluzioni e diverse sostanze chimiche, e beh no, il camice bianco, per la verità, lo uso poco. Nei mei esperimenti cerco di capire come funzionano i neuroni di alcune parti del cervello, negli ultimi anni principalmente quelli coinvolti nel senso dell’olfatto. E quindi per farlo, e per studiarne l’attività elettrica – che è il modo in cui i neuroni si “esprimono” – mi servono appunto cavi e  aggeggi che a volte fanno pensare più di essere in un’officina che in un laboratorio così come spesso ce lo immaginiamo. A casa, invece, nella “stanza degli hobby” (sì abbiamo una stanza così, ma questa è un’altra storia), accanto ad altri utensili vari, “da officina” pure lì, ho un angoletto degli odori, dove mi diletto e mi esercito a conoscere e imparare a distinguere le materie prime usate in profumeria. Non che ancora mi riesca granché bene, ma mi piace, e mi permette di addentrarmi ancora di più in una passione che ho da quando ero bambina: gli odori, gli aromi, i profumi…

Una delle cose più affascinanti dell’olfatto è quella di essere sfuggente, sottilmente legato al contesto in cui ci troviamo e a ciò che “crediamo”  di sentire. Durante l’incontro vi parlerò di alcuni dei tranelli che a volte l’olfatto ci tende e del perché succede.

Ma c’è di più, sarò lì negli altri giorni della fiera per annusare e immergermi nei profumi di nicchia, un settore della profumeria moderna che va pian piano espandendosi e abbraccia una fetta sempre più ampia di pubblico: appassionati, cultori, ma anche persone che semplicemente amano i profumi e sono curiose e aperte alle novità e a prodotti diversi da quelli offerti da altri canali. Il tema della fiera quest’anno è “I giardini dell’Eden” richiamando come ispirazione quella di un giardino rigoglioso, lussureggiante, e ricco di note olfattive.

Nella fiera vengono esposti i principali marchi di nicchia (quest’anno saranno presenti 190 case madri), da quelli molto grandi a profumieri indipendenti, ed è un modo per venditori e addetti ai lavori di conoscere i nuovi lanci del mercato e nuove case. Inoltre, al sabato e alla domenica c’è l’apertura al pubblico per dare modo a chiunque di avvicinarsi a questo mondo, scoprire marchi nuovi e conoscere altri lati della profumeria.

Durante i giorni della fiera c’è poi un calendario di incontri e conferenze per addetti ai lavori e per il pubblico (nel fine settimana, l’ingresso è gratuito, bisogna solo registrarsi sul sito). Qui alcuni di quelli che mi sono segnata:

giovedì alle 13.00 Saskia Wilson-Brown, fondatrice del The Institute for Art and Olfaction (Los Angeles), annuncerà i finalisti del Art and olfaction awards; mentre alle 15.30 il Prof. Giuseppe Squillace, dell’Università della Calabria, presenterà il suo nuovo libro “I mestieri del lusso nel mondo antico: l’arte della profumeria”; venerdì alle 9:45 ci sarà il workshop con il naso profumiere Christophe Laudamiel: Ugly or beautiful: aesthetics in perfume creation; sabato pomeriggio alle 15:00 lo scrittore di profumi Eddie Bulliqi terrà la conferenza Scent surprises: prepare to be shocked!, e alle 17:00 Wanda Benati, esperta di viaggi, terrà un incontro sui giardini e le piante da profumo in varie parti del mondo.

La mia conferenza invece, come dicevo, sarà domenica mattina alle 11:30.

Ci vediamo lì 🙂

Bonus

Durante queste mie incursioni condividerò impressioni e idee insieme al gruppo di Adjiumi. Che cos’è Adjiumi? La descrizione “da manuale” sarebbe forse quella di una community virtuale sul profumo, orbitante principalmente intorno all’omonimo forum, e con propaggini e pseudopodi su gruppi facebook dedicati a temi più specifici.

E ora vi dico cosa è davvero, raccontandovi la mia esperienza: da appassionata di profumi, mi sono iscritta al gruppo facebook, cosa che non faccio molto spesso devo dire. E forse anche per questo non ero molto preparata. Infatti, la prima sensazione/reazione è stata: dove sono capitata? Sembrava di stare al bar dove tutti si conoscono e tutti parlano, con modalità diverse perché siamo tutti diversi, degli argomenti più disparati; tutti però incentrati su un grande tema comune: la passione per i profumi. Il fatto è che secondo me più che un gruppo, è una tribù, bellissima e variopinta. E in questa tribù o ti ci butti e ti fai un po’ travolgere o non ci resisti – anche perché sennò che senso avrebbe? Ed è così che pian piano scopri e diventi parte di un tessuto in fermento: è un luogo umano, dove le persone si incontrano e scambiano informazioni utili, opinioni, consigli, esperienze; si riescono così a conoscere cose nuove sul mondo dei profumi, e persone aperte e disponibili come se ti conoscessero da chissà. La regola principe è solo quella delle buone maniere e dell’educazione – ché online come nella “vita reale” andrebbero applicate comunque. Per cui niente stramazzi e discussioni asciuganti e fini a se stesse, ma chiacchierate serene e una passione in comune. Che bello (qui potete leggere di più su come è nato il gruppo e chi l’ha fondato).

Posterò foto, e aggiornamenti su:

le pagine facebook de il senso perfetto (perfectsenseblog) e sulla pagina fb di Adjiumi

Sulle pagine Twitter mia e di Adjiumi

E Instagram #perfectsenseblog #Adjiumi #Esxence2017

We meet at Esxence 2017

Digressions about myself, perfumes and a passionate community

I have to say I was never good at keeping things separate: science, art, dance, theater, olfaction, perfumes… I like mixing, and I find meaning in bringing things together in order to get new inspirations. It turns out this brings me often merging different fields: the science of olfaction and the aesthetics, my practice in dance-theater and the olfactive-theater, my days in the lab, and the evenings sniffing raw materials at home, and the perfumes.

Thus, this month I am very happy to merge one more time my passions:  I will take part to Esxence 2017 – the international fair of artistic perfumery – in Milan, where on Sunday 26 I will give a talk about the sense of smell, psychology and odor perceptions.

The fair is a big event for niche perfumery, hosting this year 190 brands and several talks and events, with some during the weekend open for general public as well. During those days I will hang around, open to smell and discover new people and perfumes. Among the events Saskia Wilson-Brown will announce on Thursday 23 March, the finalist of the Art and Olfaction Awards; and on Friday morning, the nose Christophe Laudamiel will give the workshop: Ugly or beautiful: aesthetics in perfume creation.

My talk will be on Sunday, 26 March, 11:30 am

I’ll see you there!

Bonus

During my “perfumed – days” I will share my pictures and impression with the guys of Adjiumi – the passionate Italian tribe of perfume-lovers. You can follow us also on our socials 😉

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Impressioni sparse

Ovvero sulle mie esplorazioni a Esxence 2015

 

Mi trovo in un periodo un po’ vorticoso e cose belle su cui concentrarmi sono la divagazione migliore, per cui sì questo post sarà una chiacchierata di cose profumate, annusate e ascoltate… Dopotutto questo è sì un blog dedicato alla scienza dell’olfatto, ma è anche un po’ un diario di odori e di esplorazioni olfattive. E poi non vi ho ancora raccontato come è andata a Esxence lo scorso marzo.

È una fiera di profumeria artistica e io ci vado cercando di calibrare lo spirito critico (deviazione professionale :D) e la propensione alla divagazione artistica. E poi sono curiosa come una scimmia – questo si era capito – ma soprattutto mi piace avvicinarmi alle cose con uno sguardo libero e non appannato da preconcetti. Mi interessa capire se e cosa c’è dietro un profumo, come è stato fatto, perché; a cosa pensava il naso quando lo ha creato? A cosa si è ispirato? Da dove arrivano le materie prime usate e perché ha fatto certe scelte? Questi sono elementi importanti perché caratterizzano anche il processo creativo e di ricerca, e a mio parere segnano in buona parte la differenza tra un prodotto artistico e uno commerciale.

Tornando a Esxence, quest’anno ho apprezzato gli spazi secondo me più adeguati rispetto a precedenti edizioni: era tutto più arioso, curato e il sistema di areazione buono permetteva di non rimanere soffocati dalle fragranze. Anche il tema, dedicato alla musica e alle affinità tra note olfattive e note profumate, mi è piaciuto e ho trovato un carattere più esperienziale nella programmazione degli incontri/eventi. La presenza di un magnifico pianoforte all’ingresso faceva il suo, e gli appuntamenti musicali erano nel complesso ben integrati nell’evento, peccato solo alcuni di questi momenti avrebbero meritato un’atmosfera un po’ più raccolta: il workshop musicolfattivo del musicista e creatore di fragranze Laurent Assoulen, per esempio, è stato molto suggestivo, ma lui e noi pubblico abbiamo fatto davvero molta fatica a instaurare un dialogo e a concentrarci su ciò che ci faceva sentire e annusare. Difficile davvero stando proprio accanto all’uscita principale con il viavai di gente a fine giornata. Peccato. L’incontro è stato comunque pieno di suggestioni a partire da cose semplici. L’approccio è stato graduale, per esempio: pensate al limone, al suo odore e al suo sapore. A quale nota musicale l’assocereste? Grave? Acuta? Perché?

Ora provate – lui ce lo ha fatto sentire – a pensare al rumore della pioggia. Che tipo di associazioni vi vengono in mente? Emozioni? Qualche odore? E ora invece pensate al vento, un rumore un po’ metallico, fronde che mormorano, qualche fischio. Che odore ha il vento?

Probabilmente molti di voi, come noi quella sera, vi siete immaginati diversi scenari e l’inghippo sta proprio qui: ci chiedono di pensare a un suono, anzi a un odore, e nella nostra testa si para prima di tutto un’immagine. Riuscire a definire una sensazione con un linguaggio olfattivo senza prestiti da parte degli altri sensi è una delle cose più difficili da fare, ma provarci è un esercizio dalle mille risorse: a un certo punto facciamo un salto quantico, uno sbalzo creativo apre la mente e la precisione del nostro linguaggio, e di conseguenza le nostre sensazioni. Perché siamo visivi certo, ma ragioniamo con le parole e una cosa riusciamo davvero a capirla quando sappiamo darle un nome, senza è come se non esistesse, rimane inafferrabile.

E proprio di parole, aromatiche, è stato l’incontro con Giovanna Zucconi per la presentazione del libro La sua voce è profumo. Si è rivelato davvero, come lei stessa lo ha definito, una passeggiata letteraria tra erbe e profumi. Grazie alla presenza musicale di Enerbia, gruppo italiano di musica tradizionale antica con Maddalena Scagnelli, Franco Guglielmetti e due coriste brave e dalla voce cristallina, l’incontro è stato un susseguirsi di brani musicali a tema e letture sparse. Mi sembrava davvero di passeggiare in un giardino aromatico, delicato e a volte pungente, col ronzio di qualche insetto e il naso che prude un po’. Peccato, di nuovo, che l’atmosfera bucolica fosse interrotta di tanto in tanto dai rumori della caffetteria accanto.

Atmosfere vintage e sentori del secolo scorso hanno invece preso vita con il focus di Ermano Picco sulla profumeria italiana. Per me è stato un viaggio a ritroso quando da bambina frugavo nei cassetti di nonna – della quale ancora conservo dei flaconi profumati. E poi ho scoperto curiosità interessanti: ad esempio chi ha lanciato la crema Venus e con lei tutta una serie di prodotti cosmetici e di profumeria. Achille Bertelli, farmacista, iniziò la sua attività imprenditoriale a fine Ottocento e suo fratello Vittorio si occupò poi della parte cosmetica. Tra i suoi maggiori successi il profumo Come tu mi vuoi, in omaggio all’omonimo dramma di Pirandello del 1929. Il profumo ricevette un premio all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1937 a la sua testimonial era Greta Garbo, ammaliante. Questo e molti altri marchi, da Paglieri a Borsari tanto per citarne alcuni, grazie a Ermano sono riemersi dai meandri della mia memoria e hanno in qualche modo ritrovato un significato e una nuova cornice. Tra l’altro seguire l’evoluzione della profumeria italiana in quegli anni ci fa fare un viaggio nel tempo attraverso le due grandi guerre e il periodo del boom economico dopo. Profumeria artistica che si apre a un mercato sempre più grande e segna il costume di una società in evoluzione. Mi chiedo, quando è avvenuta esattamente la separazione (scissione? rottura?) tra profumo artistico e profumo commerciale?

Facciamo una pausa, e continuiamo a parlarne la prossima volta…

 

Bonus

 

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Questo era un "calendarietto" profumato che i barbieri regalavano ai clienti alla fine dell'anno. I profumi erano quelli in voga al momento e divvennero famosi in tutta Europa.

Questo era un “calendarietto” profumato che i barbieri regalavano ai clienti alla fine dell’anno. I profumi erano quelli in voga al momento e divvennero famosi in tutta Europa.

A Esxence anche quest’anno

Ovvero le mie divagazioni artistico-olfattive

 

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Come sapete il mondo degli odori mi interessa a 360 gradi, tutto. Puzze e profumi. Figuriamoci quindi se il prossimo fine settimana non vado a mettere il naso a Esxence, la fiera milanese di profumeria artistica (e Il senso perfetto è Blog-friend di Esxence mica per niente 😉 ).
L’estetica e le declinazioni artistiche in cui il senso dell’olfatto può essere coinvolto mi interessano in modo particolare, soprattutto da quando ho iniziato ad approfondire le relazioni tra arti performative e uso degli odori.
Il tema di Esxence di quest’anno cade a pennello perché, come vi avevo già accennato, è dedicato alla musica e vuole esplorare appunto le relazioni e affinità tra le note musicali e quelle odorose.
La fiera apre al Mall di Milano (P.zza Lina Bo Bardi vicino alla stazione centrale) giovedì 26 marzo per stampa e addetti ai lavori, ma sabato e domenica sarà aperto anche al pubblico (basta scaricare il biglietto dal sito) per cui tutti avranno la possibilità di avvicinarsi a questo mondo un po’ incantato. In programma ci sono diversi incontri sul mondo dei profumi e ovviamente concerti ispirati agli odori. Sul sito trovate il programma completo, intanto qui quello che io non voglio perdermi, e di cui vi parlerò nel dopo-fiera:

Giovedì:
– Alle 12.30 l’intervista di Anna Mascolo a Angelo Orazio Pregoni. Performer e creatore di fragranze, Pregoni ha già dato un assaggio -nel vero senso della parola- delle sue provocazioni artistiche il 4 marzo nel corso dell’evento Né carne né pesce, una cena-performance che ha fatto da pre-esxence. Io mi son persa la cena, vediamo di recuperare giovedì a pranzo 😀
– Alle 16.30 Ermano Picco de La gardenia nell’occhiello ci farà fare un viaggio nella storia moderna della profumeria italiana, devo aggiungere altro?
– alle 17.30 avrò bisogno di sdoppiarmi perché una narice e la lingua saranno impegnate nell’aperitivo odoroso di Monica Vecchiattini, che anche quest’anno proporrà una combinazione di cocktail e profumi. L’altra narice invece, insieme alle orecchie saranno impegnati nel “concerto olfattivo” di Luciana Bigazzi, pianista e compositrice, e Keiko Mecheri, creatrice di profumi.
– Alle 19.00 cinema. Ci sarà infatti la presentazione di Daisies, film di Vera Chytilova con profumi di Mark Buxton. Sono curiosa.

Venerdì alle 18.30 ci sarà invece il concerto profumato di Laurent Assoulen, pianista e esperto di profumi.

Sabato ci saranno le presentazioni due libri sul mondo di odori e profumi:
– Alle 14.30 Il professor Giuseppe Squillace, dell’Università degli Studi della Calabria, presenterà Le lacrime di Mirra, miti e luoghi dei profumi nel mondo antico. L’anno scorso ero stata alla presentazione del suo I giardini di Saffo e mi era piaciuto. Competente e capace di coinvolgere.
-Alle 17.00 Giovanna Zucconi presenterà La sua voce è profumo, una passeggiata letteraria nel mondo del profumo.

Ci sarà anche quest’anno lo stend dell’Osmotheque da Parigi, custode preziosa di profumi che ormai non si trovano più e che sarà possibile annusare.

 

vi racconterò cosa mi è piaciuto di più la prossima volta (da profana che sono eh!).

Ci vediamo lì (potrete seguire l’evento anche in streaming).

Bonus

E poi chiaramente un sacco di fragranze da annusare e scoprire o riannusare…di sicuro passero’ da:

NU_BE, si ispirano alla tavola periodica degli elementi per crearne una olfattiva – come fa a non piacermi già per questo – mi intriga il concept della loro confezione, “un guscio” che è da rompere  per far emergere la fragranza. Quando dico rompere intendo rompere proprio… e io maldestra come al solito la prima volta che ci ho provato a momenti facevo cadere il flacone, e tutti che mi guardavano perché fu durante la presentazione di NU_BE allo Smell Festival (al solito io e le mie figuracce 😀 ). Niente mi piacciono i loro progetti, da quello col fotografo Mustafa Sabbagh alle tavole olfattive, a insomma avete capito.

Aedes de Venustas, devo annusarli!

Antonio Alessandria, ingegnere e profumiere ha creato Boudoir 36, a Catania, un posto che non è un “negozio” ma un salotto di profumi artistici, devo conoscerlo.

Molinard, lo scorso anno avevo intervistato Celia, che ha preso in mano le redini della casa di famiglia e mi aveva raccontato delle sue ispirazioni nella creazioni di profumi. Io posso dirvi che le sue fragranze sono come lei: delicati e gentili.

Tiziana Terenzi, adoro le loro candele (con lo stoppino in legno!) e i loro profumi caldi e imprevedibili. Lo scorso anno avevo chiacchierato un po’ con il loro Naso, che tra le ispirazioni jazz e quelle della maremma toscana mi aveva fatto fare un viaggio inaspetato tra le loro fragranze. Sono curiosa di scoprire la nuova collezione, Luna.

Intrecci sensoriali

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Naso e orecchio uniti, note che si ascoltano e si annusano. L’analogia tra lo spartito musicale e l’accordo di note fragranti è stato proposto e rivisto nel tempo più volte, e nel 1857 il profumiere G.W. Piesse imaginava ci potesse essere un legame percettivo tra olfatto e udito. Rimane ancora oggi una suggestione interessante e diversi artisti contemporanei vi si sono infatti dedicati componendo opere sonore ispirate ai profumi e viceversa.

Mi viene subito in mente Marie-Anouch Sarkissian, pianista, compositrice di melodie e di odori e coordinatrice di Parfum-musique presso l’associazione Arts d’Essence a Etoy, in Svizzera. L’ho conosciuta lo scorso anno durante un simposio olfattivo alla Sorbona e non saprei dire se il suo intervento fu più un’invito olfattivo alla musica classica o viceversa. Di sicuro stimolante. Conservo ancora le mouillette con i profumi ispirati ai brani musicali che intanto ci faceva ascoltare, e in testa il ricordo delle musiche composte sulla scia di un profumo. Nel suo universo creativo c’è la riflessione sul rapporto tra percezione sensoriale e spinta creativa concepita come il frutto di un evento sinestesico. In effetti se vogliamo, l’ispirazione artistica ha un po’ questa peculiarità, prende le informazioni che ci arrivano attraverso i sensi e le unisce operando un’attribuzione di senso nuova. E lì che avviene secondo me il ‘salto’, l’esperienza sensoriale viene proiettata in un nuovo contesto interpretativo che a sua volta influisce sulla nostra comprensione della realtà e paradossalmente ci fornisce una nuova sensibilità.

Lasciando il piano estetico e andando a guardare quello biologico, ci sono pure fatti interessanti. I sensi ci permettono di esplorare il mondo esterno e ricevere informazioni importanti per la sopravvivenza e le relazioni sociali. Questo è evidente negli animali che reagiscono rapidamente a potenziali pericoli come l’odore di un predatore, la vista di un intruso, un fragore improvviso. In questi casi vengono messi in atto comportamenti, spesso stereotipati, di fuga o attacco, per permettere all’animale di salvarsi la pelle. Nell’uomo il riflesso di trasalimento, in risposta a uno stimolo inaspettato ne è pure un esempio.

Un meccanismo secondo gli studiosi utile per ottimizzare e rendere ancora più rapida la risposta a determinati stimoli, sarebbe nella multisesorialità di alcuni sistemi. Ossia alcuni neuroni in una specifica corteccia sensoriale risponderebbero anche a stimoli provenienti da un’altro sistema sensoriale: ad esempio una parte della corteccia olfattiva risponde anche ai suoni. Perché mai? Le ipotesi sono ancora diverse e gli scienziati non hanno ancora capito la funzione e il meccanismo di questo fenomeno, ma una possibilità sarebbe appunto permettere all’animale di reagire in modo più efficiente a rapido a determinati stimoli: se per strada sento il clacson di un auto magari mi spavento e mi fermo un attimo a capire che succede. Se però sento il clacson e in più vedo un’auto che mi si avvicina a tutta birra mi sposterò subito per non essere investito.

Daniel Wesson e Donald Wilson nel 2013 hanno pubblicato sulla rivista scientifica Journal of neuroscience uno studio, sui topi, in cui si vede che una specifica area corticale, il tubercolo olfattivo, risponde a stimoli odorosi, come ci si aspettava dal momento che riceve informazioni direttamente dal bulbo olfattivo e dalla corteccia piriforme. Il 19% dei neuroni di cui è stata registrata l’attività rispondeva però anche a stimoli acustici, e il 29% dei neuroni testati mostrava gli effetti dell’interazione dei due tipi di stimolo, odore e suono, suggerendo una cross-modulazione tra i due sistemi. Questa è una delle prime evidenze che il tubercolo olfattivo, regione cerebrale poco studiata, sia coinvolto direttamente in funzioni multisensoriali. Come gli input sonori arrivino al tubercolo ancora non è noto. E’ possibile che seguano vie associative attraverso l’ippocampo e il pallido ventrale, che hanno connssioni dirette con il tubercolo olfattivo. Rimane comunque interessante il dato sperimentale, ora bisogna capirne meglio meccanismo e funzione.

 

Bonus

Anche quest’anno andrò a mettere il naso a Esxence, fiera di profumeria artistica che si svolgerà a Milano dal 26 al 29 marzo. Quest’anno il tema è proprio la relazione tra musica e profumo e per l’occasione venerdì 27 marzo alle 18.30 ci sarà un laboratorio musicolfattivo con il pianista e creatore di fragranze Laurent Assoulen.

Ci sono poi altri due appuntamenti da segnarsi:

  • Giovedì 26 alle 16.00, il focus sulla storia della profumeria di Ermano Picco de La gardenia nell’occhiello
  • Per annusare delle vere rarità del passato ci sarà il corner dell’Osmotheque direttamente da Parigi
  • Sabato 28 alle 17.00, Giovanna Zucconi presenterà il suo libro La sua voce è profumo, ‘una passeggiata olfattiva’ tra i capolavori della letteratura…

Appuntamenti olfattivi

Iniziamo il 2015

 

L’anno è appena iniziato (ché poi io per la verità mi trovo meglio col calendario scolastico: settembre, nove mesi, estate – migrazione al caldo – rientro, si ricomincia. Vado con le stagioni, insomma) e, dicevo, l’agenda è già bella piena di eventi da gustare a narici spalancate e lingua ben spiegata. Ché quest’anno con l’EXPO inutile dire quanto si parlerà di cibo e dintorni, che sacrifici tocca fare… 😀   Proprio la scorsa settimana qui a Francoforte, al Filmmuseum c’è stata una serata sull’uso degli odori nel cinema. Proiezione di film e rilascio di odori in sala per rendere lo spettacolo più vivido e coinvolgente. Ne hanno parlato parecchio anche alla radio e in tv, e il tema è infatti non solo curioso, ma interessante: ricerca artistica da un lato, sviluppo di tecnologie per il rilascio controllato di odori nell’ambiente dall’altro. L’argomento mi sta particolarmente a cuore vista la vicinanza col teatro olfattivo, ossia uso di odori in scena e in platea durante gli spettacoli, di cui ho iniziato a occuparmi (ve ne parlerò in un altro momento). In Italia invece. Intanto gli appuntamenti bolognesi dello Smell Atelier organizzati dagli amici di Smell Festival. Giovedì 15 gennaio alle 18.00 prosegue il ciclo Fleurs, la vita alchemica dei fiori, curato da Francesca Faruolo, con un appuntamento dedicato alla rosa. I successivi, su garofano e iris, saranno a febbraio e marzo. Domenica 18 gennaio ci sarà l’ultima lezione del modulo 1 de Il linguaggio del profumo: introduzione alla profumeria artistica condotta dal profumiere Martino Cerizza. È stato un percorso ricco e stimolante in cui Martino ci ha guidato alla scoperta di circa 30 materie prime usate in profumeria, ma soprattutto a un uso del senso dell’olfatto più consapevole. Svincolati dall’artificiosa e inutile distinzione tra sintetico e naturale – una molecola è una molecola, come la chimica insegna – farsi toccare dall’odore e dalle sensazioni che evoca, lasciarsi andare a suggestioni e ricordi, liberare la mente e far emergere le associazioni più improbabili, ma efficaci, per definire un’impressione olfattiva. Dopo tornare sulla molecola, sulla materia prima, capire come è fatta, da dove arriva, come viene estratta e, ancora, come e dove la usano. E poi le basi della composizione. Divagazione artistica e concretezza di metodo, insieme, una meraviglia. Il 22 gennaio ci sarà invece il secondo capitolo di Anatomia di un profumo, un ciclo di incontri dedicato ai processi tecnici e creativi dell’arte di “comporre con gli odori”. Questa volta il tema sarà: “Afferrare l’effimero: la dimensione olfattiva nell’arte”. Da non perdere. Il 31 gennaio Ermano Picco terrà il suo terzo incontro di Storia del profumo, un viaggio a ritroso nel tempo tra i profumi che hanno fatto storia. A seguire nei prossimi mesi, in attesa del festival a maggio, altri appuntamenti, dalla creazione di saponi profumati, alle lezioni di profumeria artigianale La nota gradevole, di Luigi Cristiano. Se non fosse per la distanza avrei già piantato lì e tende in pianta stabile. Sul sito di Smell trovate tutte le informazioni.   Spostiamoci ora a Milano, dove fermono i preparativi per Esxence 2015, fiera di profumeria artistica, che si svolgerà a marzo e quest’anno avrà come cornice The Mall, spazio all’avanguardia situato proprio vicino al “Grattacielo di alberi”, il Bosco verticale di Stefano Boeri, che tra l’altro ha vinto l’International Highrise Award del Museo di architettura qui a Francoforte. Dopo l’esperienza dello scorso anno non vedo l’ora di tornarci, sto già preparando il naso. E poi il cibo, come dicevo. Al Museo di Storia Naturale fino al 28 giugno c’è la mostra Food, la scienza dai semi al piatto. Imperdibile. Curato da Dario Bressanini e Beatrice Mautino, un viaggio esperienziale nel mondo del cibo. Intanto guardatevi anche il sito, bello da esplorare e con contenuti interessanti, a partire dai consigli di lettura.

Insomma un bel da fare, vi farò con calma un resoconto dei vari eventi man mano, intanto… si è fatta ora di merenda, a presto.   Bonus La rosa di Bruno Munari (via ilPost)

Illustrazione di una rosa, in Good design, Bruno Munari.  La rosa come oggetto di design ... un oggetto  «complicato da usare», «perfino immorale».

Illustrazione di una rosa, in Good design, Bruno Munari.
La rosa come oggetto di design … un oggetto «complicato da usare», «perfino immorale».

Questioni di metodo (o di estetica)

 

Riflessioni sparse su profumi, arte e scienza

 

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A Esxence ci sono arrivata con molta curiosità. Era la prima volta e, devo essere onesta, non ero sicura di cosa avrei trovato. Cioè, sinceramente, temevo un po’ (ma non c’è stato) quell’elitarismo snobbeggiante diffuso negli ambienti di nicchia. Perché la profumeria artistica è sì tradizione e arte antica, ma è anche industria del lusso e, in effetti, a me interessa anche capire come queste due anime si miscelano, fino a dove e in quali aspetti. È un mondo piuttosto lontano dai laboratori a cui sono abituata, un approccio diverso alle stesse materie: la chimica e i sensi. Punto per me interessante e non banale. Infatti è stato affrontato anche nella bella conferenza di Bernard Bourgeois dell’Osmothèque: la chimica in profumeria, appunto (cui dedicherò un post a parte). Ne ho approffittato per parlarne anche con Mark Behnke dopo la sua intervista a Michael Edwards – esperto di profumeria e creatore della Fragrance Wheel– in cui si è parlato di classificazione e nomenclatura: come si classificano le fragranze? In base a quali categorie olfattive? Quale nomenclatura adottare? Ci sono infatti ancora molte zone grigie, e questo indefinito talvolta vuole essere suggestivo ma solleva solo polvere dove, invece, pulizia e precisione sarebbero d’obbligo. L’esigenza di una nomenclatura univoca non è solo un puntiglio, rispecchia necessità pratiche e richiama a un bisogno di rigore e precisione importanti, anche nell’arte. Dietro al gesto creativo non c’e solo “caos”, ci sono anche disciplina e studio rigoroso. E di questa ambivalenza secondo me la profumeria è un esempio perfetto. La conoscenza approfondita di composti e materie prime da un lato, la creatività e l’estetica dall’altro.

 

TheFragranceWheel2013The Fragrance Wheel by Micheal Edwards

 

Mark poi è un personaggio gustosissimo, chimico di giorno – diringe un gruppo di ricerca al National Institute of health (NIH) – colognoisseur, come si definisce, nella vita. Con lui, dicevo, ho chiacchierato di un punto che mi affascina molto e, ho scoperto, affascina pure lui: spesso i nasi, i creatori di profumi, usano la chimica – ogni creazione è di fatto un mix di molecole, le procedure di estrazione delle materie prime, la composizione, eccetera – ma nella maggior parte dei casi di come questa funzioni se ne infischiano. Non ne hanno bisogno, e questa è per me in parte una constatazione – sconvolgente – in parte una domanda. I nasi il più delle volte hanno un approccio molto pratico, conoscono le materie e le molecole che usano in modo intimo e profondo, ma è una conoscenza oserei dire “di pelle” e di esperienza. Nella creazione di un profumo c’è una componente rigorosa con cui si arriva alla “formulazione”  finale della fragranza in cui ogni singola goccia è dosata in modo preciso, ma nel mentre sono successe molte altre cose, l’atto creativo si è sviluppato seguendo scie che credo poco centrano con il metodo scientifico, e questo per me è interessante.

Dal mio punto di vista, questo è l’esempio perfetto di come la realtà e il mondo possano essere conosciuti e esplorati in modi diversi, con diversi approcci. Uno dei modi, quello a cui io di fatto più mi affido è il metodo scientifico, fatto di dati concreti, riproducibilità degli effetti osservati, risultati ottenuti con esperimenti controllati e verifiche. Questo è un modo di conoscere la realtà, con le sue regole. Ma ce ne sono anche altri, certo da non confondere, ma che ad altri livelli, con altre sensibilità, possono offrirci altre interpretazioni e visioni della realtà. L’arte credo sia uno di questi. Dove sta il confine tra scienza e arte, il gesto creativo appartiene a entrambi i domini, dov’e’, ammesso che ci sia, la differenza? Probabilmente, come dicevo nel metodo.

Sono abituata ad analizzare i problemi e osservare la realtà in modo razionale e analitico, ma poi, siccome non sono una macchina, alcune cose mi fanno emozionare, godo dell’arte, della letteratura, della musica e, degli odori. Possiamo interpretare il mondo intorno a noi in molti modi diversi, le percezioni dipendono certamente dalle nostre connessioni nervose, dai nostri sensi e seguono dei meccanismi neurofisiologici e fisici precisi. C’è però sempre una variabilità, anche biologica, per cui l’elaborazione consapevole di una percezione da una persona a un’altra sarà simile ma non esattamente identica. Soprattutto, c’è una componente culturale e legata alle esperienze passate molto forte che influenza la nostra interpretazione finale di un evento o di uno stimolo. In tutto questo in realtà non c’è nulla di misterioso e trascendente, è come ci siamo evoluti e funzioniamo. Alcuni meccanismi sono piuttosto stereotipati e conservati tra le persone, ma poi ognuno razionalmente dà alla realtà e alle esperienze un senso diverso, soggettivo. E questo salto continua in qualche modo a sfuggirci e a rimanere effimero. Mi chiedo se sia in queste intercapedini che si infiltrino l’arte, l’estetica, l’odore dei nostri pensieri…

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Questo post fa parte della serie Recensioni per Caso: impressioni semiserie di un naso allo sbaraglio su profumi e dintorni

Che fiuto!

Quanti odori sappiamo distinguere?

 

parte4 (28)-700x© Michele dell’Utri, Esxence 2014, La Triennale Milano

La scorsa settimana, mentre mi immergevo in un tripudio di odori – ero a Esxence, evento di profumeria artistica – venivano pubblicati, manco a dirlo, i risultati di uno studio sulla “sensibilità” dell’olfatto umano. Quanti sono gli odori che una persona comune può distinguere? Questa era una delle tante domande che mi facevo mentre le mie narici saltavano da una mouillette all’altra. Certo, mi chidevo anche quanto possa essere fino l’olfatto di un “naso”, cioè di una persona che ha costruito il proprio universo creativo attorno agli odori e che è allenata e preparata a riconoscere e distinguere i profumi (non scordiamoci che l’apprendimento in questo caso è importantissimo e l’olfatto diventa tanto più acuto quanto più lo si allena). Ma, appurato che un “naso” in termini di abilità olfattive è un supereroe rispetto a un comune individuo, in media, uno quanti odori può distinguere?
Fino a oggi le stime ci suggerivano una cifra intorno ai 10.000 odori. Mica male direte, ma secondo lo studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Science dai ricercatori della Rockefeller Univeristy di New York siamo ben oltre: 1 trilione. Come minimo.
Come si fa a stabilire quanti stimoli riusciamo a discriminare? Innanizitutto bisogna avere un’idea dell’ordine di grandezza, ossia avere una stima dello spettro a disposizione: qual è lo stimolo minimo percepibile? E quello massimo? Che poi, minimo e massimo di cosa? Intensità? Ampiezza? Frequenza?
Nel caso di vista e udito, e non è stata una bazzecola, alla fine si è capito: i colori che l’occhio umano può percepire, quelli detti appunto dello “spettro visibile”, hanno lunghezze d’onda comprese tra i 390 e i 700 nm, lo spettro cioè compreso tra gli infrarossi e gli ultravioletti; nel caso dell’udito siamo in frequenze comprese tra i 20 e i 20.000 Hz. E gli odori? Intanto qui c’è un primo problema perché ancora non è chiaro come classificare gli odori e in base a cosa “misurarli”. Per stabilire un range di sensibilità bisogna come minimo sapere cosa misurare. Il problema con le molecole chimiche, che costituiscono un odore, è che questa classificazione non è semplice e non c’è uno “spettro continuo” che ci permette di muoverci, e orientarci, gradualmente da un odore all’altro. Con le frequenze acustiche, per esempio, possiamo seguire un metro immaginario lungo cui si trovano in crescendo tutte le frequenze dalla più bassa alla più alta: scorrendolo sapremo che aumentando la frequenza il suono diverrà man mano più acuto. In modo simile, ma con le lunghezze d’onda, abbiamo una corrispondenza tra una specifica lunghezza d’onda e un colore, e la transizione da una sfumatura all’altra avviene secondo un continuum. Nel caso dell’olfatto non è possibile rifarsi a uno schema di questo tipo perché procede a salti: molecole molto simili, addirittura due enantiomeri della stessa molecola, possono dare due odori completamente diversi, pensate a (R)-(+)- carvone (semi di cumino) e (S)-(-)-carvone (menta). Inoltre, gli stimoli olfattivi sono quasi sempre un mix di odori con diverse componenti e caratteristiche.

 

F3.large.modCredit: Bushid C. et Al., Science, 2014

Per i sitemi visivo e uditivo, i ricercatori hanno potuto stimare che l’uomo è in grado di distingure, rispettivamente, tra i 2.3 e i 7.5 milioni di colori, e circa 340.000 suoni (toni più precisamente). Per fare questo calcolo con l’olfatto serviva una strategia diversa, con qualche calcolo in più e dei modelli matematici.
Le stime più accurate disponibili ad oggi si rifacevano principalmente a uno studio del 1927: si presero in considerazione quattro sensazioni olfattive-base per le quali l’uomo fosse in grado con sufficiente affidabilità di distinguere tutte le proprietà e valutarle in una scala di nove punti. Fu così stimato il numero di possibili sensazioni olfattive: 94, ossia 6561, successivamente arrotondato, in seguito a ulteriori studi, a 10.000 odori.
Si trattava di un valore approssimativo, ecco perché i ricercatori del Rockefeller hanno pensato questa volta di affinare la tecnica: hanno valutato la capacità distinguere alcuni mix di odori, diversi per un numero fissato di componenti, e fino a che punto potevano essere distinti l’uno dall’altro.
Per lo studio sono stati presi in esame 128 odori, già testati per essere in grado di contribuire al mix finale nella stessa proporzione: nessun odore, quindi, prevalicava sugli altri. A partire da questi sono stati creati tre mix, sempre più complessi: 10, 20, e 30 odori. Ne hanno poi create diverse “gradazioni” in base alla percentuale di sovrapposizione, ossia di odori in comune. Gli odori sono stati combinati in modo da essere nello stesso rapporto e permettere di calcolare il numero esatto di combinazioni possibili, cioè 128 odori possono essere combinati in modo da ottenere:
– 2.27 x 1014 mix di 10 odori
– 1.20 x 1023 mix di 20 odori
– 1.54 x 1029 mix di 30 odori
In ogni serie la differenza tra i singoli mix era solo il numero di odori in comune con gli altri. Nei test le persone (26 soggetti + 2 esclusi dall’analisi) dovevano discriminare, per esempio, tra 3 mix di 10 odori: due erano identici mentre il terzo poteva essere uguale al 30% al 60% al 90%. Ovviamente più due mix sono simili tra loro più è difficile distinguerli. È in questo modo che si misura la “risoluzione” del senso dell’olfatto.
Circa la metà dei soggetti è stata in grado di discriminare mix simili fino al 75%, alcuni anche tra il 75% e il 90%, nessuno è stato capace di discriminare due mix simili al 90%. Analizzando anche la capacità di discriminare singoli composti, per escludere bias dovuti alle interazioni degli odori nei mix, la capacità di discriminare gli odori è risultata al 54%. Facendo analisi più accurate alla fine i ricercatori sono giunti al seguente risultato: nella maggiorparte dei casi i soggetti erano in grado di distinguere due mix sovrapposti al 51.17%. Tradotto, l’umano medio è in grado di distinguere almeno 1 trilione di mix di 30 odori. Mai sottovalutarsi.