Se il recettore (olfattivo) non sta nel naso -If the receptor is not in the nose

What is real? How do you define real? If you are talking about what you can feel, what you can smell, what you can taste and see, then real is simply electrical signals interpreted by your brain. This is the world that you know (The Matrix, 1999).

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Quand’è che un odore diventa tale? Parafrasando un detto noto, potremmo dire l’odore sta nel naso – e nel cervello – di chi annusa. Senza addentrarci negli aspetti filosofici della questione, possiamo ragionevolmente affermare che la realtà esiste “indipendentemente” dalla nostra percezione, però, diventa per noi “reale” grazie ai nostri sensi, con i quali possiamo percepirla, seppur spesso in modo sfuggevole, soggettivo e ingannevole. E allora, in quest’ottica, quando un odore diventa un odore?

La percezione olfattiva è il risultato di processi fisiologici, cognitivi e psicologici, che si svolgono principalmente nel nostro cervello e ci permettono di definire alcune sensazioni come odorose. Il naso da solo non farebbe molto se non fosse ben cablato e non avesse un sistema efficiente per comunicare al cervello le informazioni ricevute. Per cui, un odore, diventa davvero tale quando, dopo essersi legato a specifici recettori nel nostro naso, viene “rielaborato” nella nostra testa. Sembra banale dirlo ma, se i recettori per le molecole odorose si trovassero su altre cellule, in altre parti del nostro corpo, noi non sentiremmo alcun odore.

La cosa intrigante, ma che può confondere alcuni, è che però alcuni recettori olfattivi si trovano davvero anche in altre parti del corpo. Come mai?

Si chiamano recettori olfattivi ectopici, perché appunto localizzati in parti esterne al naso – a dirla tutta, sono stati trovati “fuori posto” anche alcuni recettori per il gusto – e non si tratta di anomalie e disfunzioni, come pure potrebbe accadere. I ricercatori li hanno trovati in diversi organi e tessuti: lingua, polmoni e altri tratti delle vie respiratorie, su alcune cellule della muscolatura liscia dei bronchi, reni, pancreas, milza, testicoli, spermatozoi, cervello, sangue, pelle.

In alcuni casi, evidenze sperimentali indicano o suggeriscono possibili funzioni, per altri si è appena iniziato a capire e a ipotizzare a cosa possano servire.

È stata abbastanza studiata, per esempio, la funzione del recettore “hOR 17-4”, scovato sugli spermatozoi e studiato da Marc Spehr e colleghi già nel 2003. Questo recettore, espresso anche nel naso, risponde a una molecola chiamata bourgeonal, un’aldeide aromatica il cui odore richiama quello del mughetto, e per questo usata infatti anche in profumeria. Che ci fa questo recettore sugli spermatozoi?

La sua presenza è stata confermata negli ultimi anni anche da altri studi scientifici, che hanno trovato anzi altri recettori in diverse parti dello spermatozoo: testa, “collo” , coda. L’ipotesi principale, anche se non ci sono ancora prove dirette, è che questi recettori svolgano una funzione chemotattica, cioè contribuiscano all’attrazione dello spermatozoo verso molecole chimiche rilasciate dalla cellula uovo, e quindi facilitando la fecondazione. Tuttavia, anche se con test in vitro si è visto che il recttore risponde al bourgeonal, non sono ancora state isolate molecole specifiche dalle cellule uovo che possano agire nello stesso modo su quel recettore.

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From Flegel et al., Front. Mol.Biosci., 2015

 

Un altro dato curioso, ottenuto dai ricercatori nel 2010 testando la molecola bourgeonal su 500 soggetti adulti, 250 maschi e 250 femmine, è che in questo studio i maschi sono risultati più sensibili delle donne: percepivano questa molecola a concentrazioni molto piu basse rispetto alle donne (13 parti per bilione negli uomini, 26 ppb nelle donne). Il come e il perché di questo fatto non è ancora del tutto chiaro.

Recettori olfattivi ectopici, dicevamo, sono stati isolati in diversi tessuti e in certi casi si pensa abbiano un ruolo nel riconoscimento di sostanze chimiche importanti per il metabolismo cellulare o la comunicazione tra cellule. Nel caso dei recettori trovati nel pancreas, per esempio, un’ipotesi è che possano contribuire al controllo del rilascio di insulina, ma non è ancora stato accertato.

Di fatto la comunicazione tra cellule e la regolazione delle funzioni fisiologiche di tessuti e organi avviene in buona parte attraverso sofisticati meccanismi che coinvolgono molecole chimiche usate come “messaggeri”. Dal momento che i recettori olfattivi sono fatti per riconoscere molecole chimiche – normalmente gli odori nel naso – è ragionevole pensare che alcuni di essi possano essere espressi anche in altre parti del corpo per riconoscere altre molecole chimiche importanti per le funzioni dei tessuti in cui sono espressi. Questo non deve però trarre in inganno e far pensare che anche quei recettori, espressi in altre parti del corpo, servano in qualche modo a “sentire” gli odori. Per capirci: immaginiamo il recettore olfattivo nel naso come una serratura che può essere aperta (cioè attivato) da una chiave (la molecola odorosa). Questa serratura si trova, diciamo, su una porta d’ingresso e quindi il risultato della sua “attivazione” sarà far entrare e uscire le persone da casa. Ma di serrature ce ne sono tanti tipi, e non solo sulle porte: possono trovarsi anche su finestre, valigette, scatole, armadietti e via dicendo. La funzione specifica della serratura non cambia o cambia poco– c’è un meccanismo che fa “scattare” un’apertura – ma il risultato finale, una porta che si apre e gente che entra, un armadietto in cui vengono riposte delle cose, una valigetta per trasportare degli oggetti, decisamente cambia. Perciò, così come aprendo la serratura di un cassetto non possiamo aspettarci come effetto finale l’ingresso o l’uscita di persone, analogamente, dall’attivazione di un recettore olfattivo, scovato per esempio nelle cellule epiteliali, non potremo aspetterci una sensazione olfattiva.

Come dicevamo all’inizio, un odore diventa un odore nella nostra testa dopo che una cascata di messagi chimici e segnali elettrici porta l’informazione attraverso strutture, specializzate per quello, dal naso al cervello.

E, però, è sempre grazie agli affascinanti meccanismi del nostro cervello-mente che possiamo immaginare, come poetica ispirazione, di poter annusare e sentire gli odori non solo col naso ma con tutto il nostro corpo.

 

If the Olf-receptor is somewhere else

When an odor becomes an odor? When do we smell what we smell? What we know about reality – aside from philosophical issues – comes from our senses; it exists independently from us, but somehow, we can say, it becomes “real” to us thanks our senses.

About smell, we can say an odor becomes an odor in our head, that is when a molecule, after binding the receptors in our nose, sends a message to our brain, which processes it, and the odor becomes a smell perception. Without this pathway we could not smell any odor. If the odorant receptor would be somewhere else, in our body, we could not have any smell perception.

However, we do have some odorant receptors outside our nose, expressed in other organs and tissue. Why?

Scientists have found ectopic odorant receptor – odorant receptors expressed not in the nose – in many tissues: lung, spleen, pancreas, heart, testis, sperm, and skin. However their function is in most of cases still under discussion.

One of the most studied is the receptor “hOR 17-4”. This odorant receptor is present in the nose, and in sperm. Marc Spehr and colleagues discovered already in 2003 that it can be activated by the compound bourgeonal, an aromatic aldehyde which smells like lily of the valley, and therefore used often in perfumery as well. Why on heart sperm should express such receptors? This and other studies suggest these odorant receptors (meanwhile scientists find other odorant receptors on sperm) can help sperm, through a chemotactic mechanism, to find their way to the egg during fecundation. There is still no direct prove of that, and so far no physiological odorants emitted by the egg has been isolated yet, so scientists are still working on it in order to clarify the details of such fascinating mechanism.

In general, an odorant receptor is made to detect chemicals, and since often cell-to-cell communication in our body happens via chemicals, released and detected by cells, it makes sense that, in certain cases, our body evolved systems which use also odorant receptor in other tissues to detect substances. That does not mean we can “sense” and smell with such ectopic receptors of course, but their function aside their “conventional” job in the nose remain an intriguing mechanism and a scientific open field of research.

An odor becomes an odor in our head, and we cannot really “smell” with the full body. But still, we do it, every time we let our inspiration and our minds float aside an odor perception.

Bonus

These receptors seems to be quite conserved among species and scientist found them not only in humans

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Al cinema col naso – Sniffing a movie (II part)

Dai primi bizzarri esperimenti ai film 4D – Capitolo II

“Prima si sono mossi (1895)! Poi hanno parlato (1927)! E ora odorano!”, con questo spot venne lanciato nel 1960 il film in Smell-O-Vision The scent of mystery, diretto da Jack Cardiff, di cui vi parlavo nel post precedente. La trama si sviluppa attorno a un delitto e a una misteriosa donna, interpretata da Elizabeth Taylor (che compare alla fine), identificabile per tutto il tempo solo attraverso il suo profumo. Il film fu, come dicevamo, un flop: gli odori erano spesso distraenti e sembravano un po’ tutti uguali, soprattutto, sapevano nella migliore delle ipotesi di acqua di colonia a buon mercato, come molti commentarono e lo stesso Cardiff lamenterà. Il film uscì successivamente nelle sale con il titolo Holiday in Spain, senza odori.

 

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I tentativi successivi, negli anni Ottanta, sono poi consistiti principalmente nell’uso di carte “gratta e annusa”, espediente usato anche in alcuni videogiochi tipo Leisure Suite Larry: Sail for love (1996), con l’intento di rendere l’esperienza più immersiva. Il primo cinema 4D è degli anni Ottanta: The Sensorium era per la verità un parco a tema, creato da Gary Goddard e inaugurato a Baltimora nel 1984, con una spesa di 40 milioni di dollari. Le sale potevano essere aromatizzate e i sedili erano mobili. Chiuse dopo sei anni.

 

Durante questi esprimenti, bizzarri e creativi, uno dei problemi principali è, come dicevamo, di tipo tecnico: non c’era ancora una tecnologia adeguata a rilasciare gli odori in modo preciso, ripetibile e circoscritto, senza intossicare il pubblico. Mi viene poi da pensare che forse, anche con sistemi più efficaci, il pubblico sarebbe rimasto comunque un po’ disorientato. Succede ancora oggi, ma di meno, e penso dipenda da diversi fattori. Al tempo di quei primi esperimenti il cinema, e la televisione, erano già di per se stessi qualcosa di nuovo e innovativo. Dalla nascita del film muto ai film sonori, dal bianco e nero ai colori, fino ai sistemi per riprodurre la realtà in modo più vivido. Il secolo scorso, e l’inizio di questo, rappresentano da questo punto di vista un tripudio di suoni, immagini e colori sempre più forti, squillanti, veloci. Di conseguenza credo che, in un modo o nell’altro il pubblico fosse già abbastanza “sorpreso” e forse “travolto” da tutti questi stimoli, per cui un ennesimo, quello olfattivo, dovesse necessariamente risultare quanto meno molesto o inopportuno. Guarda caso è dagli anni Novanta del secolo scorso che si iniziano ad avere, pur partendo in sordina, nuove e più consapevoli sperimentazioni con gli odori anche in altri ambiti performativi (teatro, danza, performance, installazioni), si diffondono poi cinema 3D, videogiochi a realtà aumentata, e da qualche anno cinema 4D dove, di nuovo, si punta a una stimolazione multisensoriale coinvolgendo anche olfatto e a volte pure il tatto.Come fa notare il critico Jim Drobnick, siamo in un’epoca in cui i canali sensoriali di vista e udito sono saturi, immagini e suoni possono essere registrati, inviati elettronicamente, archiviati. Ciò che ancora non può essere davvero catturato con uno smartphone o altro dispositivo elettronico è l’odore. Ed è in questo momento storico in cui si cerca, e questo avviene su diversi fronti, di rendere l’esperienza del pubblico sempre più immersiva, personale, e personalizzata, che l’odore diventa merce pregiata, perché è e rimane un elemento fisico non digitalizzabile.

Il fatto poi che non ci siano degli “odori primari”, come avviene con i colori, rende la cosa ancora più difficile: non ho una “base” di pochi odori dai quali posso ottenere tutti gli altri. Spesso odori e aromi sono fatti da centinaia di molecole diverse, solo per il caffè, per fare un esempio, ce ne saranno quasi 400. In alcuni casi sono state isolate o riprodotte molecole “caratteristiche” di alcuni odori, e a volte sono anche abbastanza fedeli, ma purtroppo non vale per tutti. Inoltre, per ricreare un odore in modo credibile e che non senta di “finto” servono materie prime di qualità; e se si vuole usare una sequenza olfattiva durante, per esempio, proiezioni cinematografiche, ne servirà anche una certa quantità, e quindi anche i costi si alzano. Anzi si aggiungono a quelli per i sistemi di rilascio degli odori, che oggi esistono e funzionano abbastanza bene, ma non sono proprio economici.

Il primo cinema moderno a realtà aumentata che sembra aver riscosso successo è il 4DX della compagnia sudcoreana CJ 4DPLEX. Le sale hanno dispositivi per il rilascio di vento, pioggia, nebbia, odori, e hanno sedili mobili. Dalla proiezione del primo film, “Viaggio al centro della terra”, a Seoul nel 2009, a quella del 4 novembre 2016 a Toronto di “Doctor strange”, il numero di cinema con questa tecnologia si è moltiplicato e ora è presente in più di 20 nazioni. Intanto lo spagnolo Raul Porcar ha lanciato nel 2013 Olorama, un dispositivo capace di rilasciare fino a 12 odori e pensato per uso domestico e in ambienti relativamente piccoli.

Di certo la progressione dal cinema muto alla proiezione 4DX dell’ultimo Batman vs. Superman a New York (marzo 2016), durante la quale il pubblico viene sbattacchiato e innaffiato d’acqua, è abbastanza sorprendente. Però, in questa corsa in accelerazione con effetti sempre più speciali e sempre più sorprendenti, l’odore rimane tuttavia, per sua natura, un medium lento e pervasivo. Come la mettiamo?

 

Sniffing a movie (part II)

 

“ First they moved (1895)! Then they talked (1927)! And now they smell!” said the adverts for the Smell-O-Movie screening of Scent of mystery in 1960 and directed by Jack Cardiff. As I was saying last time, people did not like it; the charming Elizabeth Taylor interpreting a mysterious lady recognizable till the end of the movie by her perfume only, did not help, nor the novelty of the technology. It was “intoxicating” and it smelled like cheap cologne they said.

With the aim to increase realism other attempts were made in the 1980s with movies and videogames, like Leisure Suit Larry 7: Love for Sail (1996; Sierra Entertainment), where at certain points the audience had to use some scratch-and-sniff cards. The first 4D cinema, equipped with vibrating chairs and aroma-release systems, was, in 1984, The Sensorium in Baltimore. It closed after six years.

All these experiments where confronted with a poor technology, but I believe there is more to explain, at least partially, such a defeat. At their very beginning cinema and television where already sensational and surprising, they were “new”, so there was no need for “extra effects” and, probably, people were not ready to that, odor was more a background disturbance. During the time things have changed and new technologies evolved providing more engaging experiences: in 2009 the south-Korean company CJ 4DPLEX has launched 4DX, a technology for augmented environmental effects equipped to release rain, fog, wind, scents during screening. It is today spread all over the world in more than 20 countries and very successfully, the last 4DX-Doctor strange has been screened on November 4, 2016, in Toronto, and during the Batman vs. Superman 4DX screened in New York (March 2016) people were pleased to be punched, and splashed with water.

Nowadays the search for realistic, and perhaps authentic, experience is much higher than in the past. As Jim Drobnick has pointed out, in our technological era, the multimedia allows us to capture everything, sounds and images, but odors. The fact we cannot catch and record odors makes smell more valuable as a live experience. We are constantly overstimulated by audio-visual input. The spread of low-cost computer hardware and software have increased the methods and means by which individuals can communicate with the world and receive information. What is missing is the smell. Are we now ready to that?

Bonus

Lo scorso anno (ottobre 2015) Scent of mystery ha ripreso vita in forma inedita grazie a un gruppo di visionari e poeti degli odori, mi verrebbe da definirli, esperti di profumi e odori, di film e media, artisti in varie forme. Saskia Wilson-Brown, fondatrice dell’Institute of Art and Olfaction, Neal Harris di Scentevents, Antonio Gardoni di Bogue-profumo che ha creato la firma olfattiva “Scent of mystery”, si sono uniti seguendo la proposta della produttrice Tammy Burnstock di ricreare la versione olfattiva del film, che era appena stato restaurato e rimasterizzato da David Strohmaier.

Il risultato sono state le proiezioni prima a Bradford per il Weedscreen weekend festival, e poi a Copenhagen al Danish film Institute, durante le quali il pubblico ha potuto immergersi nel film in modo nuovo e divertente partecipando attivamente alla diffusione degli odori. In questo articolo Tammy Burnstock racconta tutto il processo, dalla sua prima intervista a Cardiff anni prima, all’uscita del film. Una bella avventura.

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Copenhagen, October 2015. Credit: Thomas Hauerslev.

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Credit: perfectsenseblog

 

On October 2015, the Smell-o-Vision movie Scent of mystery has been screened again, in Bradford, England, and then in Copenhagen, Denmark, in its original version with scents floating through the cinema, and a much more positive and engaged audience respect to his first release fifty years ago. A project born thanks to a group of smell-passionate, artists and smell-visionary people: Saskia Wilson-Brown, founder of the Institute of art and olfaction, Antonio Gardoni, who signed the “Scent of mystery” perfume, and scentematografer Neal Harris, joined the proposal of producer Tammy Burnstock of recreating the scented version of the movie restored and remastered by David Strohmaier. Here the full story of the project.

 

 

 

Al cinema col naso – Sniffing a movie

Dai primi bizzarri esperimenti ai film 4D – Capitolo I (Part I)

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Via Museo Interattivo del Cinema (MIC).

 

Il 2 dicembre sono stata ospite del Museo Interattivo del Cinema a Milano, dove è in corso una bella mostra su cinema e olfatto, con installazioni olfattive integrate alla proiezione di scene “profumate” di film famosi.

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Credit: perfectsenseblog

 

Durante l’incontro ho parlato di come funziona il nostro naso e del percorso percettivo che va dal momento in cui annusiamo qualcosa a quando nella nostra testa – perché è poi lì che in realtà si forma – si accende un odore. Ho poi cercato di ripercorrere il filo che lega i poteri dell’odore e le nostre capacità olfattive all’uso di aromi nel cinema e nelle nuove applicazioni tecnologiche.

Essere consapevoli di come funziona l’olfatto e dei suoi tranelli percettivi è un elemento secondo me molto importante se si vuole, per esempio, creare installazioni e performance usando gli odori. Infatti, oltre ad esserci numerose variabilità soggettive, fisiologiche e psicologiche, nella capacità di percepire un odore, c’è una serie di effetti “collaterali” e non sempre piacevoli in cui il pubblico può incorrere e di cui è bene tener conto: profumazioni troppo forti e persistenti che possono dare nausea e malditesta, fastidio, distrazione, aria satura, giusto per fare qualche esempio.

Questi sono alcuni degli inconvenienti con cui si trovano a fare i conti i pionieri del cinema olfattivo già un secolo fa. Il primo tentativo di usare odori al cinema risale al 1906, quando Samuel Rothafel durante la proiezione di Rose Parade nel suo teatro Forest City, in Pennsylvania, diffonde nella sala un profumo di rose con dei batuffoli di cotone imbevuti di essenza e messi davanti a un ventilatore. C’è poi qualche altro maldestro tentativo e, a partire dagli anni Quaranta, anche in reazione alla diffusione della televisione e all’esigenza di creare proiezioni più spettacolari e coinvolgenti, nascono nuove idee. Come quella, poi abbandonata perché troppo dispendiosa, di Walt Disney di profumare Fantasia, e quella del film Boom Town di Jack Conway, con Clark Gable caratterizzato dall’odore del suo tabacco, e Spencer  Tracy e il suo profumo distintivo di pino.

Gli esperimenti più interessanti si devono, negli anni Cinquanta, allo svizzero Hans Laube. Anni prima presenta a New York una macchina, di sua invenzione, capace di rilasciare fino a 32 odori diversi. Le autorità però sequestrano l’aggeggio sostenendo che negli Stati Uniti fosse già stato brevettato. L’invetore non si dà per vinto e nel 1959, insieme a Micheal Todd J, mette a punto lo Smell-O-Vision, un sistema per profumare le sale durante la proiezione dei film. Per la sua presentazione viene però battutto sul tempo da Charles Weiss che intanto ha progettatto un sistema simile, l’AromaRama, e lo usa durante la proiezione de “La muraglia cinese”, di Carlo Rizzani. Pubblico e critici non sono tuttavia molto entusiasti dell’esperienza e le recensioni stroncano l’esperimento. Il 21 dicembre 1959 si legge sul New York Times:

To begin with, most of the production’s 31 odors will probably seem phony, even to the average uneducated nose. A beautiful old pine grove in Peking, for instance, smells rather like a subway rest room on disinfectant day. Besides, the odors are strong enough to give a bloodhound a headache. What is more, the smells are not always removed as rapidly as the scene requires: at one point, the audience distinctly smells grass in the middle of the Gobi desert.

Solo un mese dopo, anche lo Smell-O-Vision fa il suo debutto con Scent of mistery, di Jack Cardiff. In questo caso circa trenta odori vengono rilasciati sotto ciascun sedile della sala da una serie di ventole. Il sistema permette un ricambio più rapido degli odori rispetto all’AromaRama in cui la profumazione viene dispersa nella sala attraverso il sistema di areazione, ma il pubblico rimane, anche questa volta, piuttosto perplesso.

 

Bisognerà aspettare gli anni Ottanta per nuove sperimentazioni, come in Poliester, dove il regista John Waters introduce l’Odorama, un sistema di carte che il pubblico “gratta-e-annusa” in momenti specifici del film per sentire l’odore associato a particolari scene.

Da questi primi esprimenti, bizzarri e creativi, la tecnologia è andata avanti, e nel frattempo anche il pubblico è cambiato, del come ne parliamo la prossima volta 🙂

Sniffing a movie (part I)

Last Friday I have been invited at the Interactive Film Museum (MIC) in Milan, where is currently running a nice exhibition about smell and movies. It has been a pleasure talking about the use of odors in the cinema with the director, Matteo Pavesi, and with the audience.

During my talk I tried to draw a line from the physiology of olfaction – how our nose works – to the use of smell in performing art, installations and cinema. Odor can induce strong reactions in the human body, catalyzing emotions and feelings, therefore it is important to use it consciously within a performance or a movie screen. The release and display system on the other hand have encountered more difficulties in their implementation because of different parameter not always easy to control: low resolution of quantity, limited spatial and temporal precision, interference, annoyance for the users. High odor concentrations and poor air conditioning systems could also negatively affect the audience causing nausea and headache. These were some of the main difficulties encountered in the first attempt to use odor to augment a multimedia experience.

One of the very first examples we find in a Pennsylvania film theater in 1906, where rose oil and an electric fan were used to make more engaging the screening of Rose Parade. In 1959 Behind the Great Wall was the first, and last, application of the AromaRama, a technology for combining smell and movie with scents dispersed through the air conditioning system. Critics and public where quite skeptic, and a review published on the New York Times on December 21, 1959, says:

To begin with, most of the production’s 31 odors will probably seem phony, even to the average uneducated nose. A beautiful old pine grove in Peking, for instance, smells rather like a subway rest room on disinfectant day. Besides, the odors are strong enough to give a bloodhound a headache. What is more, the smells are not always removed as rapidly as the scene requires: at one point, the audience distinctly smells grass in the middle of the Gobi desert.

In 1960 we have time-triggered cinema scenting installations as Hans E. Laube’s Smell-o-Vision, piping scents directly to the seat of each viewer, still the audience remains quite skeptic about. These first experiments were confronted with poor technologies at the very beginning of their developments. Arguably, with more sophisticated devices, today we can find a constant growing number of much more successful examples.

We talk about this and how it has developed next time 😉

 

Bonus

Il percorso espositivo al MIC è composto da un corridoio illustrativo che introduce il tema della mostra, e da tre cabine in ognuna delle quali vengono poriettate scene tratte da film e spot pubblicitari in cui gli odori sono in evidenza. Durante la proiezione, in corrisondenza delle scene olfattive salienti, un sistema sincronizzato con il film rilascia gli odori.

Il programma prevede anche una bella rassegna di film “a tema” fino al 6 gennaio 2017.

In the exhibition the screening setup consists of three booth/cabins with a monitor connected to an odor-release system. A selection of scenes from different movies is screened and coupled with odors.

#SmellWalkBookFair stories

Vi racconto come è andata

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Credits: I. Hofmann

 

Durante gli smellwalks alla fiera del libro ho raccolto numerose storie, aneddoti e riflessioni sugli odori da parte dei partecipanti e di chi si imbatteva in noi “smellwalkers” e, incuriosito, prima chiedeva cosa esattamente stessimo facendo, poi iniziava a raccontarmi le proprie storie. Perché alla fine l’olfatto fa proprio questo, stana storie e impressioni che se ne stanno accovacciate nei recessi della nostra memoria, pronte a mettersi in moto al primo sniffo.

Come S. e la sua ragazza che aveva inizato a sentire l’odore dell’autunno già ai primi di settembre, ma lui non ci credeva. Poi, dopo un paio di giorni, tornando a casa in bici le sue narici vengono colte da una strana sensazione: i primi odori autunnali. E lui che se lei non glielo avesse detto se li sarebbe persi.

Oppure il Signor H. che proprio quel mattino aveva fatto una sorpresa di compleanno alla moglie facendole trovare un profumo che lei aveva amato molto, ma che non è più in produzione; dopo aver girato un sacco di profumerie era riuscito finalmente a scovare un ultimo flacone, per lei.

E poi D. che certi odori di detergente, usati spesso negli spazi pubblici, proprio non li sopporta; e L. che annusando la copertina di un quaderno fatto con materiali naturali ci ritrova un odore di paglia e fieno, e subito pensa al suo porcellino d’india; e S. che riconosce tra una pieghetta della tenda in un allestimento l’odore di un ammormidente conosciuto; e M. che di mestiere fa la guida turistica e ora vuole aggiungere delle digressioni olfattive ai propi tour; e F. che se ne esce dicendo “tutti almeno una volta nella vita dovremmo annusare lo spazio intorno a noi come fanno i cani”.

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Credits: perfectsenseblog

Durante le passeggiate olfattive i partecipanti annotavano su una scheda di valutazione tutti gli odori trovati, il posto in cui erano stati annusati, il grado di intensità, durata, piacevolezza o disgusto, ed eventuali sensazioni e ricordi evocati. Nonostante questa fosse una versione un po’ “compressa” e più breve delle camminate olfattive che si fanno in strada, durante il percorso nella fiera abbiamo raccolto numerosi odori, alcuni un po’ più scontati, altri decisamente non ovvi, che ci danno comunque un’impressione piuttosto precisa di cosa fosse la fiera “a naso”: carta appena stampata, odore di libro, odore di volantino patinato, tappeto, mentine, polvere, colonia da uomo, inchiostro, vernice, caffè, fumo di sigarette, spezie, fiori secchi, detergente per il pavimento, ammorbidente, incenso, pattumiera, cioccolato, cartone, plastica, sudore, salmone affumicato, waffle, camicia/tessuto sintetico (sudato), patatine fritte, salcicce, sabbia, pioggia, sacco di juta, arancia, legno, fiori freschi, canfora, mele, scale mobili, cloro, zenzero, pepe nero, candele, buccia di banana, bar-bistrot, fogliame (la lista riprende in ordine sparso i principali odori descritti dai partecipanti, il più delle volte l’odore viene descritto/nominato riferendosi alla sua sorgente).

L’odore dell’aria, inteso come odore di background dell’ambiente, cambiava a seconda del padiglione della fiera, presumibilmente in base alle dimensioni dello spazio, il sistema di areazione e il numero di persone presenti, e in base a specifici espositori – nell’area gourmet dove si svolgevano anche assaggi e dimostrazioni di cucina ovviamente l’elemento “cibo” era preponderante. Naturalmente anche il momento del giorno influiva: al mattino erano spiccati i profumi e le acque di colonia indossati dai visitatori (soprattutto uomini), mentre nel primo pomeriggio – quando comunque c’era più gente – gli odori di cibo e magliette sudate erano preponderanti. Il fatto che in uno dei due giorni degli smellwalks avesse piovuto ha pure influenzato il tipo di odori percepiti nello spazio esterno. Il vento portava gli odori dei chioschi di cibo in direzioni precise per cui non si sentivano ovunque allo stesso modo, il suolo bagnato emetteva odori più acri e un po’ metallici, mentre col sole era più facile sentire l’odore di cloro salire da una fontana, e quelli di alcune aiuole.

Pur essendo questa una volutazione puramente qualitativa e non esaustiva né di tutti gli spazi della fiera, né tutti i giorni, è interessante osservare quante informazioni è stato comunque possibile raccogliere. Gli stessi partecipanti hanno potuto cogliere aspetti inediti della fiera e notare stand a aree comuni che altrimenti avrebbero ignorato. Di fatto durante gli smellwalks l’invito è proprio quello di “calarsi” completamente nello spazio intorno, esplorandolo attivamente e cogliendone impressioni e suggestioni al ritmo del proprio respiro e della propria curiosità: ci si “sporca” ed espone mettendo il naso letteralmente dappertutto, ed è proprio da questo cercare apparentemente “senza scopo” che alla fine si scoprono un sacco di cose su posti, persone, e alla fine anche su noi stessi, perché l’atto di annusare è per sua natura intimo e un po’ introversivo, ci fa rallentare…

 

 #SmellWalkBookFair stories

 

During the smellwalks at the book fair I collected many stories and impressions from participants and people who were first asking what the hell we were doing and, after my explanation, they were telling their own smell-related experiences. It was interesting and inspiring, and it was fun.

Like S. and his girlfriend: she started to smell the upcoming autumn already at the beginning of September; he was not believing that, he said it was a laugh; but a couple of day after, going home with his bicycle, he suddenly got a strange whiff into his nose. She was right, the scent of autumn was there.

Or like Mr. H. who did a romantic surprise to his wife on that morning: he found for her the very last bottle of her favorite perfume, which is discontinued and not available anymore.

Or like D. who does not like the smell of detergents used to clean public spaces; and L. who found a book-cover made out of natural materials which smelled like straw and hay, and she recalled the smell of her hamster; and M. who works as a city-guide and now he wants to add some “olfactory impressions” to his tours; and F. who ended up saying: ”anyone should try at least ones in his life to smell around pretending to be a dog”.

During our smellwalks participants had a technical sheet to take notes of all the encountered smells, the degrees of pleasantness, intensity, duration and evoked memories and feelings. Out of all recorded notes I can list some findings: fresh paper, books, glossy flyer, mint candy, dust, eau de cologne for man, ink, coffee, smoke of cigarettes, incense, flowers, detergents, smoked salmon, washing powder, used shirts, fire, box and cardboard, apple, waffle, jute, ginger, chocolate, plant leaves, chlorine, sausages, fries, candles, bistro, carpet, garbage, wood, banana peel, stairway, rain. Though it was an adapted version of “traditional” smellwalks, and we made only some qualitative – yet subjective – estimation, we could catch a general sensory impression about at least some of the spaces within the fair, and some of the habits of visitors and guests. The general quality of the air inside the pavilions was affected mainly from the air conditioning, the number of visitant, and the presence of specific expositors: the gourmet corner, for examples, with all the tasting-sessions and cooking-show was of course rich of food-related flavors. During the morning man-perfumes were very common, whilst in the afternoon sweaty shirts and food were preponderant. Participants could also experience corners and boots which would have been otherwise ignored, and they express surprise for getting so many information and feelings just using their nose.

Smellwalks invite people to get a bit “dirty” and curious using their own nose to explore and feel the environment; we get insights doing something apparently pointless or even weird, we search without looking for something particular, we listen with our nose, and we end up discovering a lot about the surrounding, and learning about ourselves. Olfaction is an intimate sense; it invites to slow down…

Lo spinacio “sniffa” esplosivo *-* Bionic spinach to sniff explosives

 

Avevamo già parlato di roditori addestrati a stanare esplosivi e inseriti in alcuni progetti per bonificare i campi dalle mine anti-uomo; e se invece si usassero gli spinaci?

L’ingegnere chimico Michael Strano e il suo gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha messo a punto una tecnologia per trovare la presenza di esplosivi nel suolo usando le piante di spinaci come “detector”. L’approccio, chiamato nanobionica vegetale, è quello di inserire nelle piante nanoparticelle (piccole cioè pochi miliardesimi di metro) capaci di dare loro capacità che normalmente non avrebbero; in questo modo i ricercatori hanno sviluppato un modo per usare le piante come rilevatori di sostanze chimiche e molecole presenti negli esposivi, ma potenzialmente si potrebbe applicare anche per rilevare sostanze inquinanti.

Gli scienziati hanno inserito nelle foglie delle piante di spinacio (Spinacia oleracea) nanotubi di carbonio a parete singola che permettono alla pianta di riconoscere molecole specifiche, chiamate composti nitroaromatici, come l’acido picrico, presenti negli esplosivi. Queste molecole di solito hanno un odore caratteristico, quello che, per esempio, gli animali sono addestrati a riconoscere. In questo caso invece sono le piante a individuarle: quando le molecole disciolte nel terreno vengono captate, come avviene normalmente, dalle radici della pianta, i nanotubi di carbonio presenti sulle foglie emettono un segnale fluorescente visibile con una camera agli infrarossi. La fotocamera può essere integrata in un normale smartphone e il sistema può funzionare con modalità wireless, mandando una mail allo sperimentatore appena viene ricevuto un segnale dalla pianta.

 

 Bionic spinach to “sniff” explosives

 

Spinach-leaves as a “nose” able to detect explosives are a promising new technology that could soon help people to get rid of underground unexploded mines and explosives.

Engineers at the Massachusetts Institute of Technology (MIT) managed to insert in spinach plant sensors able to detect chemicals compounds present in explosives and emit a fluorescent signal. The plant nanobionics allows researchers to insert in plants nanoparticles that give them non-native function, as explains the project leader Michael Strano. With this approach, scientist embedded spinach plant leaves (Spinacia oleracea) with nanotubes (Single-Walled Carbon Nano Tube) which can detect the presence of nitroaromatic compounds, like picric acid (2,4,6-trinitrophenol –TNP) used in explosives, from the groundwater that plants normally uptake with their roots. The technology works with wireless network and an infrared camera which can be connected to a normal smartphone. When the camera detects a signal from the plant, the user gets an alert email.

Bonus

#SmellwalkBookfair

Annusando la fiera del libro

 Smell

Sì avete capito bene, quest’anno alla Fiera Internazionale del libro di Francoforte, dal 19 al 23 ottobre, ci faremo delle grandi sniffate passeggiate odorose tra i padiglioni espositivi. 😀

Si tratta di un progetto promosso dal Museum Angewandte Kunst (museo di arti applicate) di Francoforte dedicato a olfatto, arte e comunicazione, e nato dall’entusiasmo di Matthias Wagner, direttore del museo, e Martin Hegel, capo del settore comunicazione e marketing. Insieme hanno curato il libro Für den tieferen SinnDuft als medium in Kunst, Design und Kommunication ([Per] il senso più profondo, l’odore come medium in arte, design a comunicazione), edito da Spielbein Publishers, che raccoglie contributi di scienziati, artisti (Peter de Cupere, per citarne uno) ed esperti di comunicazione, in un libro di arte e cultura dell’olfatto. E c’è anche un mio contributo con un capitolo su olfatto, new media e tecnologia, ve ne parlerò a breve in modo più dettagliato.

Il libro sarà presentato il 20 ottobre alla fiera del libro, e per l’occasione ci sarà una performance dell’artista Clara Ursitti, mentre io terrò delle passeggiate olfattive – smellwalks -all’interno della fiera. (Sì sono un po’ emozionata eh eh).

Per questi smellwalks mi sono ovviamente ispirata al lovoro di Victoria Henshaw, che ne è stata pioniera, e il cui libro Urban smellscapes raccoglie buona parte delle sue ricerche su odori e design urbano. Lo studio indaga come gli odori della città influiscono sulla qualità e la vivibilità della città stessa e come il design urbano, inclusi presenza/assenza di spazi verdi, smog, inquinamento, ristoranti, chioschi di cibi etnici, e così via, contribuiscono a definire l’identità dei posti in cui viviamo. Gli smellwalks sono anche un modo per avvicinare le persone al posto in cui vivono usando uno dei nostri sensi più profondi, l’olfatto. Durante queste passeggiate olfattive, lungo un percorso di pochi chilometri attraverso la città, i partecipanti sono invitati a rallentare e annusare intorno, esplorare col naso il pezzo di starda che magari percorrono ogni mattina di corsa per andare a prendere l’autobus o la metropolitana. È un invito a rallentare e riflettere su ciò che ci sta attorno, scoprire nuovi aspetti del posto in cui viviamo e diventarne più consapevoli: durante le passeggiate si registrano le puzze e i fetori che arrivano per esempio dalla sporcizia e dalle cacche lasciate sui marciapiedi; lo smog emesso dalle auto; il profumo di un’aiuola in fiore; l’aroma che esce da una panetteria; gli odori delle persone che ci passano accanto. Inoltre capire come gli odori emessi da specifiche aree e attività umane influiscono sul panorama urbano può dare informazioni utili a chi gli spazi urbani li progetta e costruisce.

Il percorso che proporrò la prossima settimana sarà una versione mignon di queste passeggiate, nello spazio della fiera. Un pretesto per avvicinare le persone al nostro senso piu intimo e selvaggio.

Per l’evento seguite l’hashtag #smellwalkbookfair con il quale pubblicheremo via Instagram e Twitter  and Facebook le tappe del nostro percorso olfattivo.

 Il programma completo:

Giovedì  20.10.16
(Punto di ritrovo presso SPIELBEIN PUBLISHERS, Halle 4.1 Stand H 79)
11.00
Smellwalk
Anna D’Errico
Durata: 30 min ca.
Lingue: Inglese, tedesco
12.00 – 12.30
Presentazione del libro: Für den tieferen SinnDuft als medium in Kunst, Design und Kommunication
14.00 – 14.30
Performance
Clara Ursitti
14.30
Smellwalk
Anna D’Errico
Durata: 30 min ca.
Lingue: Inglese, tedesco
Venerdì  21.10.16
(Punto di ritrovo presso SPIELBEIN PUBLISHERS, Halle 4.1 Stand H 79)
10.30
Smellwalk
Anna D’Errico
Durata: 30 min ca.
Lingue: Inglese, tedesco
11.45 – 12.15
Performance
Clara Ursitti
14.30
Smellwalk
Anna D’Errico
Durata: 30 min ca.
Lingue: Inglese, tedesco

 

 

#SmellwalkBookfair

 

This year at the International book fair of Frankfurt we are going to unleash our nose.

I am pleased to taking part in a project promoted by the Museum Angewandte Kunst (Museum of applied arts) here in Frankfurt on olfaction, art and communication, which has been developed by the director Matthias Wagner and Martin Hegel, head of communication design. They just edited the book Für den tieferen Sinn – Duft als medium in Kunst, Design und Kommunication (For the Deeper Sense. Scent as Media in Art, Design and Communications) for Spielbein Publishers, which will be presented at the book fair next week. Contributions from scientists, artists and communication experts converge in an art-book centered on scent and its communication power. I am thrilled of being part of the contributors with a chapter about smell in new media and technologies (I will give you further details soon 😉 ). As collateral events of the book release, there will be a performance from the fabulous artist Clara Ursitti, and I will lead some smellwalks through the fair-pavillons.

The idea of smellwalks comes directly from the work of Victoria Henshaw, who was the pioneer. You will find in her book Urban smellscapes main part of her studies on smell and urban design.

People encounter odor wherever they go, they get feelings and information from other people they meet, shops they pass by, street they walk through. They do not often pay enough attention to it, but smell is still there, as a presence in the background.

Now, imaging a tour in a city: Walking around a railway station or in the underground you can easily encounter urine exhalations from a hidden corner, or the scent trail of a strong eau de cologne from a stranger; down in the market street you may pass by a stand where hot sausages have just reached the right cooking point, while few feet behind it a remarkable vanilla aroma signs the presence of warm sugary waffles, fresh apple juice expands around from a neighbor stand; you go on and you pass along a grass bed, your nose get trapped in a misty cloud which smells like a wet dog. Keep walking, go along the river, can you smell it? How does it feel like?

The smellscape of a city can tell a lot about citizen and their habits, smog and exhausts can affect the quality of the city air; district food area have usually characteristic odor as well and they can also affect the general perception of the city as a lively and colorful –“smellful” -place or as a stinky and “fatty” site; the presence of green area can on the other hand increase the feeling of being in a pleasant and clean environment.

During last years the number of architects, designer and artists interested in urban smellscapes has raised with a new attention in designing urban area taking into account odors, and their sources. City smell can impact on general perception, arousing several psychological and physiological reactions on people, generating delight or disgust. Several projects around the world have already realized smell maps of cities like New York, Singapore, Barcelona, London, Paris, Shanghai, Edinburg, just to mention a few. During such investigation usually normal people are engaged in smellwolks through the cities with the double objective of awakening their sense of smell and their feelings and perception on the city they live in. Sharing experiences and practices represent a key part of these projects, for which website with smell maps are constantly updated. Moreover, people start to listen to the city in a different way, they communicate with the city, and they smell it.

In a walk through the exhibition space during the book fair, I will invite participants to pay full attention to their sense of smell, in a revised version of the traditional city-smellwalks. You can follow #smellwalkbookfair on Instagram and Twitter and Facebook for our sensory map during the fair. I’ll see you there.

Full program  #smellwalkbookfair

Thur. 20.10.16
Meeting point SPIELBEIN PUBLISHERS, Halle 4.1 Stand H 79
11.00
Smellwalk
Anna D’Errico
Duration: 30 min ca.
Languages: English, German
12.00 – 12.30
Book presentation: Für den tieferen SinnDuft als medium in Kunst, Design und Kommunication
14.00 – 14.30
Performance
14.30
Smellwalk
Anna D’Errico
Duration: 30 min ca.
Languages: English, German
Venerdì  21.10.16
Meeting point SPIELBEIN PUBLISHERS, Halle 4.1 Stand H 79
10.30
Smellwalk
Anna D’Errico
Duration: 30 min ca.
Languages: English, German
11.45 – 12.15
Performance
Clara Ursitti
14.30
Smellwalk
Anna D’Errico
Duration: 30 min ca.
Languages: English, German

Summer digest II

Nell’ultimo scorcio di estate vi lascio ancora una carrellata di notiziole e appuntamenti intorno a olfatto e odori, riprenderemo poi da metà settembre con post “più corposi” (sì a me piace seguire il calendario scolastico, c’ho pure il diario ancora :D).

 

  • Il topo “super-sniffer” (l’hanno chiamato loro così eh)

Lo studio, condotto dai ricercatori del laboratorio di Paul Finestein della City University di New York, è stato pubblicato a luglio scorso sulla rivista scientifica Cell Reports. In breve, gli scienziati hanno messo a punto una nuova strategia di modificazione genetica che permette a un predefinito recettore olfattivo di essere espresso più di quanto avverrebbe normalmente, e di conseguenza il topo con questa “amplificazione” recettoriale diventa molto più sensibile all’odore corrispondente. Il MouSensor, come è stato chiamato, potrà essere molto utile per sviluppare linee di ratti super-sniffer da addestrare a riconoscere sostanze come il trinitrotoluene (TNT) presente nelle mine e che potrebbero così essere usati senza rischio per sminare i campi (questi animali essendo molto piccoli hanno un peso non sufficiente a innescare le mine). Un’altra applicazione interessante potrà essere lo sviluppo di nose on a chip e tecnologie per la diagnosi precoce di malattie che danno come campanello di allarme la produzione di molecole e “odori” specifici.

  • ECRO – meeting dal 7-10 Settembre, Atene

L’annuale congresso della società europea dei sensi chimici quest’anno si terrà ad Atene nella prima metà di settembre. Si tratterà come sempre di un importante momento di scambio in ambito scientifico.

  • Scent – the smell of architecture

A Basilea invece a partire dal 31 agosto, fino al 21 dicembre, il Scent Culture Institute organizza una serie di mostre e incontri interessanti (in tedesco), per il pubblico generico, su olfatto e spazio architettonico. In che modo interagiamo e veniamo influenzati dagli odori a seconda dello spazio pubblico e architettonico in cui ci troviamo e dei materiali di cui questi spazi sono fatti.

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  • Pitti Fragranze

Fiera di profumeria artistica che si svolge a Firenze dal 9 all’11 settembre, un bel posto per chi ama i profumi e volesse iniziare a esplorare un po’ meglio di più questo mondo, o per chi già li ama e vuole seguire le ultime novità.