Appuntamento al museo

 

Che fate a San Valentino, un pheromone-party vi andrebbe?

Si svolge a Basilea, in un museo. L’appuntamento è alle 22.00 al museo Tinguely ed è proprio come lo speed-date della “maglietta usata” a cui avevo accennato qualche tempo fa parlando di feromoni (no, negli uomini non ci sono ancora prove chiare che ci siano, calmi gli animi). Si svolge più o meno così: ognuno porta una maglietta già usata che viene raccolta e “messa in lista” con un numero, gli incontri vengono poi stabiliti a naso, cioè ognuno annusa altre magliette e sceglie quella con l’odore per lui più attraente. A maglietta scelta si potrà incontrare il proprietario/a…

Nel museo c’è però altro, ossia una mostra bellissima su arte e odori: Belle Haleine – The scent of art. Non è una mostra sugli odori nell’arte come ce la potremmo immaginare, ma è proprio, nella maggior parte dei casi, arte da annusare. Il museo apre così un ciclo dedicato ai sensi, e inizia con l’olfatto quello più trascurato ma che in ambito artistico suscita più scandalo: in che modo un odore influenza l’esperienza estetica di un’opera d’arte? E cosa succede quando l’artista usa le sue stesse traspirazioni e fluidi corporei, che ovviamente hanno un odore? Che ciò avvenga per via puramente concettuale come in Fiato d’artista (1960) e Merda d’artista (1961) di Piero Manzoni, o in modo più concreto come la Poemetrie (1968) di Dieter Roth, impregnata di profumo al budino e urina, il risultato è sempre piuttosto dirompente.

La mostra indaga i diversi aspetti dell’intreccio estetico tra odori e arte interrogandosi(ci) su come si influenzino reciprocamente e fino a che punto. A me è passata per la mente subito una riflessione sulla differenza tra “lo scandalo” che può provocare un’immagine – considerato quanto tuttavia siamo abituati a raffigurazioni erotiche – e quello alla fine più scioccante (?) di un’installazione intrisa per esempio di odori corporei. E credo ci sia di mezzo anche un altro fatto, puramente fisico, che distingue l’olfatto dagli altri sensi: se qualcosa non ti piace chiudi gli occhi, ti tappi le orecchie, ritrai la mano, la sputi via. Però non puoi tenerti il naso tappato più di tanto perché hai bisogno di respirare – e magari sei pure in uno spazio chiuso: ecco come il senso più affascinante diventa anche il più subdolo. E le reazioni viscerali di disgusto nel caso dell’olfatto possono essere molto violente ed è più difficile evitarle e prevenirle. L’odore ha una componente invasiva molto forte, segna subito il confine tra familiare e estraneo, tra ciò che accettiamo e accogliamo e ciò che rigettiamo o magari ci fa proprio un po’ schifo (certo poi ha anche componenti psicologiche e culturali). Il disagio generato dall’intrusione di un odore è amplificato proprio dal fatto che non può essere evitato e in questo risiede parte della sua violenza. Nello stesso tempo alcuni odori corporei possono scatenare sensazioni oscure, ma invitanti, tremori ambigui.

Un’opera d’arte che ci fa immergere in una dimensione percettiva privata e magari un po’ disdicevole ci sconvolge forse un po’ di più se ci sono di mezzo degli odori. Intanto perché è qualcosa di inaspettato, rompe il modo tradizionale di esperire l’opera artistica, andando per esempio contro la fobia occidentale della puzza corporea. Ed essendo in contrasto con l’esigenza culturale e psicologica di coprire gli odori, svela una nuova nudità, percepita in qualche modo come oscena, quasi pornografica. Vedere come diversi artisti affrontano e infrangono il tabù di certi odori intimi facendoli diventare parte di un’installazione è interessante anche per questo. Ironia, dissacrazione e sperimentazione sono secondo me componenti importanti nella ricerca artistica e in questo approccio l’olfatto ben si presta a nuove ricerche di senso e contenuti.

La mostra sarà aperta fino al 17 maggio e sul sito c’è una bella pagina di presentazione. Inoltre, il museo offre un programma ricco di incontri e percorsi guidati a tema (quello di sabato 14 febbraio sarà appunto sui feromoni, a seguire sarà proiettato il film Il profumo e dopo la “festa dei feromoni” che vi dicevo), da segnarsi in agenda i workshop per bambini di Sissel Tolaas il 19 aprile.

Appuntamenti olfattivi

Iniziamo il 2015

 

L’anno è appena iniziato (ché poi io per la verità mi trovo meglio col calendario scolastico: settembre, nove mesi, estate – migrazione al caldo – rientro, si ricomincia. Vado con le stagioni, insomma) e, dicevo, l’agenda è già bella piena di eventi da gustare a narici spalancate e lingua ben spiegata. Ché quest’anno con l’EXPO inutile dire quanto si parlerà di cibo e dintorni, che sacrifici tocca fare… 😀   Proprio la scorsa settimana qui a Francoforte, al Filmmuseum c’è stata una serata sull’uso degli odori nel cinema. Proiezione di film e rilascio di odori in sala per rendere lo spettacolo più vivido e coinvolgente. Ne hanno parlato parecchio anche alla radio e in tv, e il tema è infatti non solo curioso, ma interessante: ricerca artistica da un lato, sviluppo di tecnologie per il rilascio controllato di odori nell’ambiente dall’altro. L’argomento mi sta particolarmente a cuore vista la vicinanza col teatro olfattivo, ossia uso di odori in scena e in platea durante gli spettacoli, di cui ho iniziato a occuparmi (ve ne parlerò in un altro momento). In Italia invece. Intanto gli appuntamenti bolognesi dello Smell Atelier organizzati dagli amici di Smell Festival. Giovedì 15 gennaio alle 18.00 prosegue il ciclo Fleurs, la vita alchemica dei fiori, curato da Francesca Faruolo, con un appuntamento dedicato alla rosa. I successivi, su garofano e iris, saranno a febbraio e marzo. Domenica 18 gennaio ci sarà l’ultima lezione del modulo 1 de Il linguaggio del profumo: introduzione alla profumeria artistica condotta dal profumiere Martino Cerizza. È stato un percorso ricco e stimolante in cui Martino ci ha guidato alla scoperta di circa 30 materie prime usate in profumeria, ma soprattutto a un uso del senso dell’olfatto più consapevole. Svincolati dall’artificiosa e inutile distinzione tra sintetico e naturale – una molecola è una molecola, come la chimica insegna – farsi toccare dall’odore e dalle sensazioni che evoca, lasciarsi andare a suggestioni e ricordi, liberare la mente e far emergere le associazioni più improbabili, ma efficaci, per definire un’impressione olfattiva. Dopo tornare sulla molecola, sulla materia prima, capire come è fatta, da dove arriva, come viene estratta e, ancora, come e dove la usano. E poi le basi della composizione. Divagazione artistica e concretezza di metodo, insieme, una meraviglia. Il 22 gennaio ci sarà invece il secondo capitolo di Anatomia di un profumo, un ciclo di incontri dedicato ai processi tecnici e creativi dell’arte di “comporre con gli odori”. Questa volta il tema sarà: “Afferrare l’effimero: la dimensione olfattiva nell’arte”. Da non perdere. Il 31 gennaio Ermano Picco terrà il suo terzo incontro di Storia del profumo, un viaggio a ritroso nel tempo tra i profumi che hanno fatto storia. A seguire nei prossimi mesi, in attesa del festival a maggio, altri appuntamenti, dalla creazione di saponi profumati, alle lezioni di profumeria artigianale La nota gradevole, di Luigi Cristiano. Se non fosse per la distanza avrei già piantato lì e tende in pianta stabile. Sul sito di Smell trovate tutte le informazioni.   Spostiamoci ora a Milano, dove fermono i preparativi per Esxence 2015, fiera di profumeria artistica, che si svolgerà a marzo e quest’anno avrà come cornice The Mall, spazio all’avanguardia situato proprio vicino al “Grattacielo di alberi”, il Bosco verticale di Stefano Boeri, che tra l’altro ha vinto l’International Highrise Award del Museo di architettura qui a Francoforte. Dopo l’esperienza dello scorso anno non vedo l’ora di tornarci, sto già preparando il naso. E poi il cibo, come dicevo. Al Museo di Storia Naturale fino al 28 giugno c’è la mostra Food, la scienza dai semi al piatto. Imperdibile. Curato da Dario Bressanini e Beatrice Mautino, un viaggio esperienziale nel mondo del cibo. Intanto guardatevi anche il sito, bello da esplorare e con contenuti interessanti, a partire dai consigli di lettura.

Insomma un bel da fare, vi farò con calma un resoconto dei vari eventi man mano, intanto… si è fatta ora di merenda, a presto.   Bonus La rosa di Bruno Munari (via ilPost)

Illustrazione di una rosa, in Good design, Bruno Munari.  La rosa come oggetto di design ... un oggetto  «complicato da usare», «perfino immorale».

Illustrazione di una rosa, in Good design, Bruno Munari.
La rosa come oggetto di design … un oggetto «complicato da usare», «perfino immorale».

In memory of Victoria Henshaw, the Smellwalker

Exploring the city-space through its smell, disclosing the stickiest corner and the most aromatic panoramas: this was Victorias’job. A PhD at the University of Sheffield started as a study of sustainable design for 24h-cities and ended up with a wonderful thesis on ‘The role of the sense of smell in urban design’. Then came a book, Urban Smellscapes: understanding and designing city smell environments. And a blog, Smell and the city, a great source of ideas and inspiration, moreover a place to share research and perspectives.

The sensory analysis, and the smell analysis of urban space can help people designing cities more consciously with care for what makes the space enjoyable and pleasant. This idea became the driving force for the olfactive explorations Victoria made with the famous smellwalking around the world.  She engaged this way children and adults in fresh and innovative city-tour. She promoted a culture for olfaction, the sense of smell, which no one cares until it is lost.

It was my pleasure crossing my way with Victoria, even for such a short time, she gave me engaging ideas and great inspiration I will never forget. Thank you.

 

Dr Victoria Henshaw at The University of Sheffield. Smell and the city

Dr Victoria Henshaw at The University of Sheffield. Smell and the city

In memoria di Victoria Henshaw, the Smellwalker

Esplorare le città attraverso i suoi odori, rivelarne gli angoli più puzzolenti e gli scorci più aromatici. Capire come il design di una città si intreccia ai suoi odori, e si sviluppa attorno ad essi e con essi. Era il mestiere di Victoria, un dottorato presso l’Università di Sheffield focalizzato inizialmente sul design sostenibile e finito con una tesi sul ruolo dell’olfatto nel design urbano. Da questi studi è nato un libro, Urban Smellscapes: understanding and designing city smell environments. E un blog, Smell and the city, un luogo pieno di idee e suggestioni, ma soprattutto di ricerca e condivisione.

L’analisi sensoriale, e in particolare olfattiva, degli spazi urbani può aiutare a concepire questi spazi in modo più consapevole rendendoli così anche più piacevoli e fruibili. Questa è l’idea di fondo che ha animato le esplorazioni olfattive di Victoria e reso famosi i suoi smellwalking in diverse città in giro per il mondo. In questo modo ha coinvolto adulti e bambini in esplorazioni inedite dello spazio urbano promuovendo con creatività la cultura dell’olfatto, quel senso che bistrattiamo e sottovalutiamo sempre fino a quando non ci manca.

Conoscerla e iniziare a lavorare con lei, anche se per poco, è stato coinvolgente, un’ispirazione continua di cui farò tesoro. Grazie Victoria.

 

Dr Victoria Henshaw at The University of Sheffield. Smell and the city.

Questioni di metodo (o di estetica)

 

Riflessioni sparse su profumi, arte e scienza

 

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A Esxence ci sono arrivata con molta curiosità. Era la prima volta e, devo essere onesta, non ero sicura di cosa avrei trovato. Cioè, sinceramente, temevo un po’ (ma non c’è stato) quell’elitarismo snobbeggiante diffuso negli ambienti di nicchia. Perché la profumeria artistica è sì tradizione e arte antica, ma è anche industria del lusso e, in effetti, a me interessa anche capire come queste due anime si miscelano, fino a dove e in quali aspetti. È un mondo piuttosto lontano dai laboratori a cui sono abituata, un approccio diverso alle stesse materie: la chimica e i sensi. Punto per me interessante e non banale. Infatti è stato affrontato anche nella bella conferenza di Bernard Bourgeois dell’Osmothèque: la chimica in profumeria, appunto (cui dedicherò un post a parte). Ne ho approffittato per parlarne anche con Mark Behnke dopo la sua intervista a Michael Edwards – esperto di profumeria e creatore della Fragrance Wheel– in cui si è parlato di classificazione e nomenclatura: come si classificano le fragranze? In base a quali categorie olfattive? Quale nomenclatura adottare? Ci sono infatti ancora molte zone grigie, e questo indefinito talvolta vuole essere suggestivo ma solleva solo polvere dove, invece, pulizia e precisione sarebbero d’obbligo. L’esigenza di una nomenclatura univoca non è solo un puntiglio, rispecchia necessità pratiche e richiama a un bisogno di rigore e precisione importanti, anche nell’arte. Dietro al gesto creativo non c’e solo “caos”, ci sono anche disciplina e studio rigoroso. E di questa ambivalenza secondo me la profumeria è un esempio perfetto. La conoscenza approfondita di composti e materie prime da un lato, la creatività e l’estetica dall’altro.

 

TheFragranceWheel2013The Fragrance Wheel by Micheal Edwards

 

Mark poi è un personaggio gustosissimo, chimico di giorno – diringe un gruppo di ricerca al National Institute of health (NIH) – colognoisseur, come si definisce, nella vita. Con lui, dicevo, ho chiacchierato di un punto che mi affascina molto e, ho scoperto, affascina pure lui: spesso i nasi, i creatori di profumi, usano la chimica – ogni creazione è di fatto un mix di molecole, le procedure di estrazione delle materie prime, la composizione, eccetera – ma nella maggior parte dei casi di come questa funzioni se ne infischiano. Non ne hanno bisogno, e questa è per me in parte una constatazione – sconvolgente – in parte una domanda. I nasi il più delle volte hanno un approccio molto pratico, conoscono le materie e le molecole che usano in modo intimo e profondo, ma è una conoscenza oserei dire “di pelle” e di esperienza. Nella creazione di un profumo c’è una componente rigorosa con cui si arriva alla “formulazione”  finale della fragranza in cui ogni singola goccia è dosata in modo preciso, ma nel mentre sono successe molte altre cose, l’atto creativo si è sviluppato seguendo scie che credo poco centrano con il metodo scientifico, e questo per me è interessante.

Dal mio punto di vista, questo è l’esempio perfetto di come la realtà e il mondo possano essere conosciuti e esplorati in modi diversi, con diversi approcci. Uno dei modi, quello a cui io di fatto più mi affido è il metodo scientifico, fatto di dati concreti, riproducibilità degli effetti osservati, risultati ottenuti con esperimenti controllati e verifiche. Questo è un modo di conoscere la realtà, con le sue regole. Ma ce ne sono anche altri, certo da non confondere, ma che ad altri livelli, con altre sensibilità, possono offrirci altre interpretazioni e visioni della realtà. L’arte credo sia uno di questi. Dove sta il confine tra scienza e arte, il gesto creativo appartiene a entrambi i domini, dov’e’, ammesso che ci sia, la differenza? Probabilmente, come dicevo nel metodo.

Sono abituata ad analizzare i problemi e osservare la realtà in modo razionale e analitico, ma poi, siccome non sono una macchina, alcune cose mi fanno emozionare, godo dell’arte, della letteratura, della musica e, degli odori. Possiamo interpretare il mondo intorno a noi in molti modi diversi, le percezioni dipendono certamente dalle nostre connessioni nervose, dai nostri sensi e seguono dei meccanismi neurofisiologici e fisici precisi. C’è però sempre una variabilità, anche biologica, per cui l’elaborazione consapevole di una percezione da una persona a un’altra sarà simile ma non esattamente identica. Soprattutto, c’è una componente culturale e legata alle esperienze passate molto forte che influenza la nostra interpretazione finale di un evento o di uno stimolo. In tutto questo in realtà non c’è nulla di misterioso e trascendente, è come ci siamo evoluti e funzioniamo. Alcuni meccanismi sono piuttosto stereotipati e conservati tra le persone, ma poi ognuno razionalmente dà alla realtà e alle esperienze un senso diverso, soggettivo. E questo salto continua in qualche modo a sfuggirci e a rimanere effimero. Mi chiedo se sia in queste intercapedini che si infiltrino l’arte, l’estetica, l’odore dei nostri pensieri…

[Continua…]

Questo post fa parte della serie Recensioni per Caso: impressioni semiserie di un naso allo sbaraglio su profumi e dintorni

Evasioni olfattive

a Esxence 2014

profumo

E quindi ci siamo, tra un paio di giorni la Triennale di Milano sarà un tripudio di profumi e odori: giovedì 20 marzo inizia Esxence 2014, un evento di profumeria artistica rivolto non solo agli esperti, ma a tutto il pubblico curioso e sniffarolo.

Il programma dei quattro giorni di fiera è ricco di appuntamenti interessanti: workshop, conferenze, degustazioni e, ovviamente, lo spazio espositivo dove poter “toccare con naso” le novità della profumeria artistica. Io mi sono già fatta una lista di appuntamenti da non perdere:

  • La chimica nei profumi a cura dell’Osmotheque
  • I giardini di saffo, il libro del Prof. Giuseppe Squillace sarà presentato giovedì pomeriggio. Dall’intro:

Strettamente collegate con i raffinatissimi regni d’Egitto, Lidia e Persia, e con terre lontane come Arabia e India, le sostanze aromatiche furono per i Greci elemento di offerta agli dèi prima di diventare parte della toeletta quotidiana. Il volume ricostruisce un universo di spezie, ma soprattutto presenta una gamma di oli fragranti citati da autori come Saffo, Anacreonte, Erodoto e Teofrasto, creati da noti “nasi”, preservati da trucchi e segreti di mestiere.

  • Conversazione sulle immagini: Ermano Picco, de La gardenia nell’occhiello dialoga con l’artista Mustafa Sabbagh (il visionario del progetto nu_be)
  • Gli odori dell’Arabia Saudita con Nicola Pozzani
  • La cultura olfattiva dell’estremo oriente con Chi Wai Tang, di Fragrance Moment
  • Workshop a cura di Mouillettes &Co con Maria Grazia Fornasier e Emanuela Rupi

E, tra un aperitivo profumato e una degustazione di Amarone, davvero tanti incontri per avvicinarsi al mondo di odori e profumi e parlare con diversi esperti del settore. Sul sito trovate il calendario completo.

In più, ci saranno altri eventi in parallelo tra cui l’installazione [IP]01-an illustrator, a perfumer:

Un’installazione di 6 stampe e 6 fragranze, per stimolare contemporaneamente olfatto e vista, uno l’interpretazione dell’altro: Cecile Zarokian, giovane e talentuosa maître parfumeur, e Matthieu Appriou, illustratore, hanno collaborato e si sono influenzati a vicenda, scambiandosi brief e creatività, per realizzare 3 fragranze che hanno ispirato 3 raffigurazioni visive e 3 immagini che sono state racchiuse nelle note olfattive di 3 profumi

E, sabato 22 marzo alle 18.30 al cinema Ariosto,  l’anteprima del documentario The nose, di Paul Rigter, su Alessandro Gualtieri, il Nasomatto.

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E niente, ci vediamo lì, curiosi e profumati 😀

Esxence 2014

Non sono particolarmente fissata con le ricorrenze devo dire, ma in questo caso mi sembra una piacevole congiuntura di eventi. Oggi Il senso perfetto compie un anno, letteralmente volato, e mi piace che a coronamento di questo primo anno di attività sia diventato Blog-friend di Esxence, uno dei principali eventi italiani dedicati alla profumeria artistica.

 

ex_adv2014kosmetica_230x140-2_36Tributo al Naso, opera in gesso di Marco Chiesa per Esxence 2014

 

Tra l’altro, Esxence 2014 è rinnovato e avrà una nuova location, strepitosa: la Triennale di Milano. E quindi sarò pronta a immergermi, a narici spalancate, dal 20 al 23 marzo in profumi e odori nuovi e non ancora esplorati. E ve lo racconterò. È un evento che mi piace perché oltre a poter conoscere da vicino i profumieri e le loro creazioni, sarà possibile seguire workshop e interventi che trattano il mondo dei profumi a trecentosessanta gradi: fragranze, ma anche usi, tradizioni, marketing olfattivo e impatto del mondo olfattivo su cultura e società. E mi  piace che l’accesso sia libero e aperto al pubblico per tutti e quattro i giorni: tutti possono avvicinarsi a questo mondo un po’ incantato e suggestivo. Pronti?

 

Le orchidee di Darwin

from hawaiiFoto dal mio viaggio tra i profumi selvaggi

Dallo scorso autunno le mie narici non sono più le stesse, non dopo quei profumi e quegli odori. Ero alle Hawaii e l’aria benché non fosse piena stagione sapeva di orchidea, letteralmente, poi certo anche la suggestione di trovarmi lì, ma quell’odore…

Così le orchidee mi sono tornate subito in mente oggi che è il compleanno di Darwin (12 Febbraio 1809): lo scienziato ne rimase subito affascinato e si applicò non poco per capire come si fossero evolute e, vista la loro singolare anatomia, come si fossero evoluti gli insetti per riuscire a prenderne il nettare (e impollinarle). C’è pure un’orchidea che porta il suo nome: l’orchidea stellata (Angraecum sesquipedale), chiamata anche orchidea di Darwin, è endemica della foresta pluviale del Madagascar e fu al centro delle attenzioni di Darwin viste soprattutto le sue dimensioni, inusuali rispetto a quelle di climi più temperati: che razza di proboscide dovevano avere lì gli insetti per riuscire a raggiungere il nettare di questi fiori? (qui trovate la storia nei dettagli).

 

Darwin vi scrisse un libro pubblicato nel 1862: I vari espedienti mediante i quali le orchidee vengono impollinate dagli insetti (riedito in italiano nel 2009 ma purtroppo un po’ difficile da trovare,  lo trovate online in inglese però 😉 ).

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Le orchidee sono fiori pazzeschi, io non sono un’esperta ma ne sono affascinata, mi attraggono esattamente come fanno con gli insetti: con i loro profumi e le loro puzze. Sì perché tra le circa 20.000 mila specie di orchidee finora conosciute ce n’è davvero per tutti i gusti: molte come la Vanilla planifolia sprigionano odori fragranti e ottundenti, altre invece come Bulbophyllum orchids sprigionano esilaranti aromi di sterco e carne marcescente per attirare i moscerini (e farsi impollinare – astute). Questi fiori offrono interessanti esempi di coevoluzione con diverse specie di insetti:  la Stanhopea per esempio attira col suo profumo i maschi di una particolare specie di ape, questi poi così tutti profumati vanno a corteggiare le femmine. In molte serre spesso vengono messe tatticamente delle Gongora che hanno un profumo piuttosto forte e penetrante simile alla cannella. Per i nottambuli invece c’è la regina della notte Brassavola nodosa che col suo odore agrumato attira le falene notturne.

gongora-meneziana Gongora meneziana. Credit: Alex Popovkin

Se siete affascinati da queste meraviglie c’è un bel documentario prodotto per un progetto del  Centre for cultural and Scientific communication at Kiel University of Applied Sciences e il Botanical Garden of the Christian Albrecht University di Kiel, in Germania. Darwin and his fabulous orchids dura 50 minuti e in modo preciso ma accessibile a tutti racconta le esplorazioni di Darwin e la biologia di questi fiori bellissimi. Vi lascio una breve galleria dal sito del film: guardate, immaginate, annusate…

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Con quell’odore un po’ così

Feromoni, un mondo animale…

30-David-Lazar-Lion-Teeth© 2014 David Lazar

Immaginate un bel maschio in cerca di consorte, a un certo punto finalmente trova una femmina compiacente e fa ciò che tutti gli animali fanno dalla notte dei tempi. Ora pensate invece alla femmina: è l’inizio della gravidanza ma succede che il partner si è allontanato, nei paraggi capita un altro maschio che subito mostra interesse e però si sa come vanno queste cose se poi lui rimane e si trova i figli di un altro… Che fare? Taaack! Aborto spontaneo (sai mai che quello poi se li mangi i pargoli).

Sconcertati? Di fatto questo è un piccolo estratto della vita sessuale di un topo e un esempio di come agiscono i feromoni.

In numerose specie animali buona parte della vita sociale e riproduttiva avviene seguendo comportamenti stereotipati regolati da molecole che veicolano informazioni sullo status dell’animale o dell’ambiente circostante: presenza di un predatore-allarme; presenza di un partner disponibile-accoppiamento; cure parentali; ecc. Il termine feromone deriva dal greco pherein (trasferire, portare) e hormon (eccitare, stimolare) e fu coniato nel 1959 dai ricercatori P. Karlson e M.Luscher:

Pheromones are defined as substances which are secreted to the outside by an individual and received by a second individual of the same species, in which they release a specific reaction, for example, a definite behavior or a developmental process (P.Karlson & M.Luscher, Nature, 1959).

All’epoca Adolf Butenandt aveva appena isolato il primo feromone: il bombicolo, feromone sessuale del baco da seta Bombyx mori, da cui appunto il nome (per stare in tema gli studi invece sugli ormoni sessuali avevano già valso a Butenandt il Nobel per la chimica nel 1939). La scoperta provocò molto fermento perché era la prima prova diretta di una forma di comunicazione chimica fra gli animali. L’idea che esistesse c’era già, ma passare dalle ipotesi e alcune evidenze etologiche alle prove stringenti è un’altra cosa: si apriva così tutto un nuovo ambito di ricerca.

1000px-Bombykol.svg  Molecola di bombicolo

PairedmothsCoppia di falene (Credit: wikipedia)

I feromoni fanno parte della famiglia dei semiocomposti (semiochemicals), composti chimici che mediano la comunicazione animale a diversi livelli e anche tra specie diverse. La caratteristica specifica dei feromoni è di essere molecole, anche inodori, rilasciate da un individuo e in grado di indurre in altri individui della stessa specie una risposta comportamentale innata, che cioè non deve essere appresa: reazioni di attacco o di fuga, di accoppiamento, di cure parentali fanno parte di un repertorio comportamentale che l’animale già possiede alla nascita e che viene “scatenato” da un messaggio chimico (il feromone appunto).

Come sono classificati i feromoni?

Classicamente i feromoni sono distinti in base alla loro funzione e all’effetto che provocano sull’animale “ricevente”:

Releaser sono le sostanze che scatenano una risposta comportamentale immediata. Per esempio l’istinto di suzione nei piccoli conigli è scatenato dal 2-metilbut-2-enale presente nel latte di mamma coniglia.

Primer sono invece molecole che agiscono sullo stato ormonale dell’animale ricevente o influenzano il suo sviluppo. Nell’urina dei topi maschio per esempio sono presenti diverse sostanze derivate dal testosterone che possono influenzare i livelli ormonali delle femmine: il α-farnesene, per citarne uno, agisce accelerando la pubertà delle femmine (Vanderbergh-effect, Vanderbergh 1969; Drickamer 1987; Mucinatt-Ceretta 1995).

A queste due categorie ne sono state aggiunte altre che includono sostanze in realtà attive anche in modo interspecifico, cioè tra specie diverse, e che hanno principalmente un ruolo di riconoscimento con innesco di reazioni di fuga o attacco: queste sostanze vengono infatti chiamate  “di allarme e rintracciamento”. Un classico esempio è la feniletilamina presente nella pipì di puma e altri felini: provoca un’immediata risposta di panico nel topo.

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Come dicevo un feromone è una molecola che induce una risposta stereotipata e innata nell’animale ricevente. Di fatto però la comunicazione tra gli animali è un po’ più complicata e di solito a determinare la specificità di un’azione è il contesto e il mix di sostanze che viene rilasciato. Questo bouquet di molecole caratterizza il singolo individuo e permette per esempio a ogni membro della specie di riconoscere i membri del proprio clan distinguendoli dagli estranei e agire di conseguenza. Poi, sostanze specifiche (che possiamo definire feromoni in senso stretto) agiscono in modo più mirato.
Le molecole del complesso di immunoistocompatibilità (MHC) contribuiscono a determinare l’impronta individuale facendo sì che ognuno (anche noi) abbia un proprio odore caratteristico e riconoscibile. In base a questo per esempio le femmine possono distinguere il proprio compagno dagli estranei (evitandosi aborti spontanei), e i propri cuccioli, viceversa, i piccoli imparano a riconoscere l’odore della madre e del nido. L’odore caratteristico è principalmente appreso, mentre la risposta metabolica e ormonale è innata.

Digressione sulla pipì di topo

L’urina in molte specie animali è uno dei mezzi prediletti per comunicare. In effetti se ci pensate è un sistema piuttosto pratico: la pipì tanto bisogna farla comunque e per giunta è facile da spargere in giro e vi si possono diluire diversi tipi di sostanze, quindi perché non ottimizzare: le molecole più volatili e odorose, per una comunicazione a distanza che segna subito la presenza dell’individuo; molecole meno volatili e che richiedono un contatto diretto per chi vuole diciamo  approfondire la conoscenza…
Nell’urina sono presenti un complesso di proteine, chiamate major protein urins (MUPs), con diverse funzioni sociali. Queste sostanze rappresentano circa il 99% del contenuto proteico della pipì del topo e nei maschi sono presenti in concentrazione cinque volte maggiore che nelle femmine; difatti delimitano il territorio e rendono le femmine più disponibili. Queste proteine hanno numerose varianti individuali e contribuiscono a creare l’”impronta personale”, inoltre, molte di esse essendo derivate dal testosterone sono presenti solo nella pipì dei maschi.

I principali effetti dei feromoni urinari descritti nel topo (ma presenti anche in altri mammiferi) sono:

      Effetto Vanderbergh: già accennato, l’urina dei topi maschi accelera la comparsa della pubertà nelle femmine. Molecole responsabili:

  • 2-Sec-butyl-4,5-dihydrothiazole (BT)
  • 2,3-Dehydro-exobrevicomin(DB)
  • α- and β-Farnesene
  • Major urinary proteins (MUPs)

       Effetto Whitten: le femmine in cui c’è stata soppressione del ciclo estrale quando sono esposte all’urina del topo maschio riprendono la ciclicità sincronizzando i calori. Molecole responsabili:

  • 2-Sec-butyl-4,5-dihydrothiazole (BT)
  • 2,3-Dehydro-exobrevicomin(DB)

      Effetto Lee-Boot: La coabitazione di sole femmine adulte provoca la soppressione del ciclo estrale. Molecole responsabili:

  • 2,5-Dimethyl pyrazine
  • α- and β-Farnesene
  • n-pentyl acetate

         Effetto Bruce: Se una femmina appena fecondata viene esposta all’urina di un maschio estraneo nelle prime ore dopo l’accoppiamento, l’impianto in utero non avviene (ricordate?). Molecole responsabili:

  • Peptidi della Classe I del MHC (complesso di immuno-istocompatibilità): SYFPEITHE e AAPDNRETF (ehm no queste non sono parolacce in cirillico, ma la loro sigla 😀 )

 

L’organo vomeronasale

Il sistema olfattivo della maggior parte degli animali presenta strutture distinte specializzate alla ricezione di odori e feromoni. L’epitelio olfattivo nel naso e il bulbo olfattivo nel cervello servono alla ricezione e elaborazione degli odori. La percezione dei feromoni avviene invece grazie ad alcuni organi olfattivi accessori:

– Ganglio di grueneberg (GG)

Septal organ of Masera (SOM; abbiate pazienza ma la traduzione italiana “organo settale” non si può sentire)

– Organo vomeronasale o di Jacobson (VNO)

Zufall2006nature05404-f1.2Schema degli organi olfattivi nei roditori (Brennan&Zufall, Nature, 2006)

Il principale di questi ultimi e il meglio studiato è l’organo vomeronasale, una struttura tubulare situata alla base della cavità nasale alla quale è collegata da un dotto. L’organo presenta una struttura muscolare che agisce come una pompa aspirando le sostanze dalla cavità nasale e portandole così in contatto con la sua parte sensoriale. Qui i neuroni vomeronasali vengono attivati dai feromoni in modo analogo a quanto fanno gli odori con i neuroni olfattivi nel naso. Dall’organo vomeronasale le terminazioni nervose vanno in una zona specializzata del bulbo olfattivo chiamata bulbo olfattivo accessorio (AOB).
L’organo vomeronasale, chiamato anche di Jacobson dal nome del suo scopritore (1813), si pensava inizialmente fosse l’unica struttura dedicata alla ricezione dei feromoni. In realtà si è scoperto che diverse molecole odorose possono essere riconosciute anche dai neuroni vomeronasali, mentre alcuni neuroni olfattivi esprimono recettori che sono in grado di riconoscere anche molecole che agiscono come feromoni questa loro funzione non è però del tutto chiara. Evolutivamente si pensa che l’organo vomeronasale si sia sviluppato successivamente, durante il passaggio alla vita terrestre, e quindi abbia raggiunto la sua specializzazione come adattamento successivo.

E l’uomo?

Nell’uomo l’organo vomeronasale è vestigiale, ossia se ne trova un residuo evolutivo durante le prime fasi dello sviluppo embrionale,  poi basta. Ad oggi non ci sono evidenze anatomiche e funzionali della sua presenza e geni cruciali per la codifica dei feromoni (quelli che codificano per i canali TRPC2) nell’uomo sono pseudogeni, ossia non funzionano. Si pensa che la funzionalità dell’organo si sia persa circa 23 milioni di anni fa, quando gli ominidi si separarono dai cercopitechi (Old world monkeys).

Cercopithecus_ascaniusCercopiteco nasobianco (Cercopithecus ascanius)

Certo resta la possibilità che nell’uomo siano alcuni recettori nel naso a recepire anche i feromoni, e si è molto dibattuto del fatto che questi possano influenzare a qualche livello alcune interazioni umane. Al momento però non ci sono prove scientifiche sufficientemente solide e chiare da poter affermare che nell’uomo ci sia una qualche comunicazione “subliminale” mediata dai feromoni. Anche perché vi sarete fatti un po’ un’idea di come agiscono… Nell’uomo il sistema sociale e relazionale è molto più complesso e le componenti culturali e di apprendimento hanno sicuramente un ruolo più importante che negli altri animali.
Attualmente il candidato principale a “feromone” umano è l’androstadienone presente nel sudore ascellare degli uomini. È stata osservata anche una correlazione tra estratti di sudore ascellare maschile e alcune fluttuazioni dei livelli ormonali nelle donne (aumento del rilascio dell’ormone luteinizzante), ma appunto una correlazione non va confusa con un rapporto di causa-effetto. Esiste inoltre una serie di esperimenti (e diverse serie di magliette sudate) che indica come le preferenze “a naso” siano influenzate anche dal fattore di immunoistocompatibilità (MHC). Cioè annusando l’odore di due persone tenderò a preferire quello di chi ha un MHC più diverso rispetto al mio.

Insomma di studi in corso ce ne sono molti per cercare di chiarire la faccenda (e meriterà una trattazione a parte) e certo nel frattempo può avere un suo fascino crogiolarsi nell’idea che uno speed-date fatto annusando magliette usate (sì lo fanno davvero) possa far incontrare la persona “dall’odore giusto”, ma poi questa persona siccome non è un topo inizierà a parlare e… (in bocca al lupo).

Parlando di olfatto

Una bella chiacchierata con gli amici di TerraUomoCielo sull’olfatto e come funziona

L’olfatto ci permette di sentire puzze e profumi, ma anche di assaporare cibi e bevande. Il sapore di un buon arrosto, di una bella pizza farcita, di un bignè alla crema Chantilly, l’aroma di un buon vino rosso non sarebbero gli stessi senza il nostro naso. E’ vero il gusto gioca un ruolo importante ma ciò che definiamo “aroma” o “flavor” è in realtà il risultato della combinazione di gusto e olfatto. Quando mastichiamo un cibo o beviamo del vino le molecole che li costituiscono sprigionano i loro odori che raggiungono il nostro naso passando per la cavità, chiamata appunto “retronasale”, che collega naso e bocca. In questo modo le pietanze ci regalano tutto il loro “gusto” che è in realtà una percezione in buona parte olfattiva (motivo per il quale per esempio quando siamo raffreddati non sentiamo il sapore dei cibi).

Ecco perché l’olfatto è tanto importante anche i per i cultori del gusto e, ovviamente, gli amanti del vino. Da questo incrocio di interessi è nato il mio incontro con Stefania Pompele del gruppo di cultura enoica TerraUomoCielo. E ne è uscita una bella chiacchierata sull’olfatto appena pubblicata sul loro sito. Buona lettura 🙂